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Routine al Nido come strumento del PEI per un Intervento Precoce

Routine al Nido come strumento del PEI per un Intervento Precoce

In questo articolo di formazione vedremo come e perché le routine al Nido d’Infanzia sono uno strumento ideale a disposizione di una educatrice per conseguire gran parte degli obiettivi di sviluppo e integrazione del bambino previsti nel PEI (Piano Educativo Individualizzato), tramite l’inserimento degli interventi precoci previsti, e questo non solo per quanto riguarda l’area dell’autonomia della persona. Dapprima vedremo che le routine, per le loro caratteristiche, ben si prestano come strumento d’intervento precoce, poi presenteremo alcune evidenze che supportano tale scelta nel PEI del Nido d’infanzia e i motivi per cui esse sono efficaci per il Bambino e efficienti per il Servizio.

PEI, interventi precoci e routine al Nido

In caso di bambini in situazioni di disabilità, le strategie di intervento precoce sono fondamentali (vedi ad esempio Majnemer, 1998; Guralnick, 2011; vedi anche Shonkoff & Meisels, 2000, per un compendio di alcuni di questi interventi), e i servizi per l’infanzia quali il Nido sono in prima linea, assieme alle famiglie, nell’attuazione di tali azioni grazie a strumenti come il Piano Educativo Individualizzato (“PEI”, come definito dalla Legge 104/1992 – per una trattazione dell'iter previsto dalla legge, e una definizione formale dei vari termini, rimandiamo a Disabilità al nido – Leggi e norme).

Dal punto di vista di una educatrice, gli interventi precoci al Nido possono essere applicati a:

  • Routine e situazioni correlate;
  • Momenti di gioco;
  • Attività didattiche specifiche.

Le tipiche routine giornaliere, come quelle di un Nido d’Infanzia - vedi Routine al Nido – Aspetti educativi e organizzativi e articoli collegati - , sono lo strumento ottimale per l’integrazione delle strategie di intervento precoce, dedicate ad un bambino in situazione di disagio o disabilità, con quanto egli vive quotidianamente in maniera naturale (vedi ad esempio: Dunst et al., 2001).

Questo, non solo per il Dominio ICF-CY d5xx (“Cura della propria persona”, vedi OMS, 2007), bensì per tutti i Domini e capitoli ICF-CY. Ciò perché le routine dell’asilo nido sono, dal punto di vista del bambino, situazioni dense di opportunità e facilitazioni per apprendere nuove abilità e svilupparle, cioè per ampliare e consolidare le strutture neurali che le definiscono (la cosidetta architettura del cervello, “brain architecture”). Infatti le routine:

  1. Prevedono (in tutto o in parte) una interazione diretta del bambino con un caregiver per lui significativo
  2. Si ripetono più volte nel corso del giorno e della settimana
  3. Sono simili nelle loro ripetizioni, pur non uguali, e quindi potenzialmente prevedibili da parte del Bambino
  4. Sono funzionali all’intero sviluppo del Bambino stesso.
  5. Possono essere condivise tra i vari caregiver del Bambino (genitori, nonni, educatrici, ecc.)

Routine come strumento per il PEI al Nido: importanza per una educatrice

Dal punto di vista di una educatrice di Nido d’infanzia, le routine inoltre:

  1. Occupano gran parte del tempo che il bambino trascorre nel Nido d’infanzia
  2. Sono facilmente individualizzabili dal punto di vista educativo, anche prevedendo specifiche azioni e/o interazioni  diverse con ciascun bambino – vedi a tal proposito Individualizzazione di azioni educative al Nido - Buone pratiche.
  3. Permettono di operare facilmente nella cosidetta Zona di Sviluppo Prossimale del Bambino (Vygotsky, 1933-1981). Consentono cioè all’educatrice di proporre al Bambino, che si sia familiarizzato con una data routine e quanto vi accade, nuove e via via più complesse esperienze basate su quanto egli già ben conosce, sostenendolo nelle sue sperimentazioni in un contesto educativo in cui già si sente sicuro (la routine con i suoi gesti ripetuti e il legame affettivo tra caregiver e bambino).

Possiamo comprendere al meglio l’importanza delle routine come strumento del PEI se utilizziamo il concetto di “paesaggio di stabilità” neuronale, cioè una metafora che rappresenta i contributi sia della genetica, sia delle esperienze nel dar forma fisica alle capacità di elaborare le informazioni di un circuito neurale  (“stability landscape”, vedi ad esempio Knudsen, 2004).
La combinazione tra ripetizione di esperienze simili, correlazione con gli obiettivi di sviluppo e relazione individuale, permette ad una educatrice di asilo nido di garantire al bambino esperienze che contribuiscono a ampliare il metaforico “paesaggio di stabilità” di potenzialità delle connessioni neurali  e di sviluppare e consolidare al meglio le architetture neuronali coinvolte nei processi (ibidem). In altre parole, le routine ben progettate ai fini di un intervento precoce durante i periodi sensibili del Bambino, danno la possibilità al bimbo di stabilizzare pattern neuronali tipici per varie reti neurali, anche a fronte di loro iniziale sviluppo atipico.

Questo è di particolare importanza con i bambini che sono in situazioni di disagio, in condizioni di disabilità o handicap, o che manifestano bisogni speciali. In altre parole: le routine rappresentano il contesto ottimale per supportare e sostenere tutti gli interventi precoci previsti per un bambino con disabilità e il canovaccio migliore per strutturare i suoi ambienti di vita.
L’Equipe educativa del Nido, infatti, attraverso una idonea progettazione delle routine può integrare in maniera naturale queste azioni specifiche con quelle del contesto di cura, di gioco e di transizione, senza creare interruzioni nel flusso di quanto il Bambino sta facendo o apprendendo, ma anzi permettendogli di estendere le esperienze, aumentare la propria creatività, scoprire e inventare nuovi significati (Csikszentmihalyi, 1996). Inoltre, vi sono evidenze che gli interventi relativi agli obiettivi di sviluppo, quando inseriti nelle routine e attività che il Bambino svolge regolarmente, permettono a quest’ultimo di apprendere, sviluppare e consolidare competenze in maniera funzionale e sempre più consapevole (per un esempio relativo all’autismo: Kashinath et al., 2006).

Inoltre, applicare le strategie di intervento precoce nelle routine consente alle educatrici di asilo nido di:

  • Applicare tali interventi con maggior intenzionalità e frequenza (Pretti-Frontczak & Bricker, 2001);
  • Essere maggiormente consci dell’efficacia di questi loro interventi (Kashinath et al., 2006), con evidenti effetti positivi sul loro morale e la loro autoefficacia;

È stato evidenziato, almeno per alcune patologie del Bambino, il rischio di un incremento di stress nel caregiver che realizza un intervento precoce (Raina et al., 2005); tale stress sembra poter essere efficacemente contrastato con pratiche di condivisione e comunicazione (ibid.). Come sa ogni educatrice, tali pratiche sono comuni tra educatrici di nido d’infanzia e famiglia e hanno spesso come argomento centrale proprio le routine quotidiane del bimbo e quanto vi accade.

È infine interessante osservare che i trattamenti precoci, se associati alle routine, possono assumere caratteristiche di interventi intensivi (cioé che durano almeno 20 ore la settimana), dato il tempo che complessivamente è dedicato alle routine in asilo nido.

Evidenze scientifiche sull’efficacia dell’intervento precoce nelle Routine

Alcune ricerche hanno cercato di comprendere se, e quanto, sia migliore una serie di interventi precoci inseriti nell’ambiente di vita del bambino e operati da educatrici e genitori (col supporto di personale esperto), in particolare attraverso le routine, oppure sedute ambulatoriali con specialisti (pediatri, neurologi, logopedisti, ecc.), o interventi più propriamente definibili “terapeutici” con operatori dedicati in altri contesti specifici, e i motivi a supporto di tali effetti.
La gran parte di queste ricerche, purtroppo, riguarda fasce d’età superiori ai 3 anni, o interventi che coprono età a cavallo del Nido e la scuola dell’infanzia, e spesso con pochi soggetti analizzati, ma i risultati sono secondo noi interessanti perché supportano appieno la necessità di prevedere e implementare gli interventi precoci nelle routine del Nido – pur indicando il bisogno di ulteriori e più mirati studi a riguardo.

Woods & Goldstein (2007), ad esempio, comparano i risultati ottenuti da due diversi bambini con disturbi nel linguaggio , sottoposti uno a terapia specifica durante incontri settimanali con vari specialisti e l’altro con l’inserimento della terapia all’interno del Servizio per l’infanzia da lui frequentato nelle situazioni di cura e di gioco (5 giorni la settimana per 5 ore al giorno). Quest’ultimo bambino ha ottenuto maggiori benefici.
I ritardi nello sviluppo del linguaggio sono quelli più frequentemente identificati (Hebbler et al., 2007) e di conseguenza trattati anche al Nido. Vi sono comunque varie ricerche che analizzano altri interventi precoci e problemi di sviluppo. Un esempio relativo all’efficacia di interventi relativi ad interazioni sociali nelle routine per disturbi nello spettro autistico è presentato in Wetherby & Woods (2006), ma vedi anche il già citato studio di Kashinath e colleghi (2006) e per un esempio nel caso del linguaggio e della comunicazione sociale Woods & Kashinath (2007). Altre condizioni di disabilità e di intervento precoce studiate da tempo (in riferimento a routine di cura e/o contesti di servizi per l’infanzia) riguardano ad esempio: (a) casi di paralisi cerebrale (ad esempio: Scherzer et al., 1976; per una review recente: Hadders-Algra, 2014; vedi anche il programma LEARN 2 MOVE 0-2 years: Hielkema et al., 2010); (b) problemi percettivi e motori in generale (eg: Lobo et al., 2013); (c) sindrome di Down (ad esempio: Sharkey et al., 1990). Scopo di questo articolo non è però discutere in dettaglio questi o altri casi, quanto far riflettere sull’importanza, sulla fattibilità, sull’efficacia e sull’efficienza degli interventi precoci nell’ambito del Nido d’infanzia attraverso le routine.

Efficacia delle routine come strumento per il PEI al Nido: fattori chiave di facilitazione

Per i bambini in età di Nido (0-3 anni), possiamo ben capire che uno dei fattori chiave, evidenziato dalle ricerche di cui sopra, è stata la frequenza con cui i bambini esercitavano quanto era proposto loro. Altri due facilitatori chiave sono stati il ripetere quanto proposto in un ambiente affettivamente significativo (caregiver, pari) e in particolare la ripetizione all'interno di una relazione uno-a-uno con l’adulto  – per una trattazione generale dell’importanza di tali contesti e dei loro effetti sull’educazione, non solo speciale, rimandiamo a Shonkoff & Phillips (2000). Un altro fattore chiave è stato la sinergia partecipativa tra più caregiver (in particolare genitori e educatori di servizi per l’infanzia).
Dal punto di vista di una educatrice di Nido d’infanzia, è interessante osservare che questi fattori di facilitazione sono validi per tutti i bambini.

In un prossimo articolo, proporremo un modello operativo, da discutere e sviluppare all’interno del Gruppo di Lavoro del Nido d’Infanzia, che sfrutta questi facilitatori per implementare il PEI attraverso le routine e per integrare nelle routine stesse l’intervento precoce previsto per il Bambino.

Routine al Nido, interventi precoci e PEI: bibliografia


Routine al Nido, interventi precoci e PEI: bibliografia

  • Csikszentmihalyi, M. (1996). Creativity: Flow and the psychology of discovery and invention. New York: Harper Perennial.
  • Dunst, C.J., Bruder, M.B., Trivette, C.M., Raab, M., & McLean, M. (2001). Natural learning opportunities for infants, toddlers and preschoolers. Young Exceptional Children, 4(2), 18-25.
  • Guralnick, M J. (2011). Why Early Intervention Works: A Systems Perspective. Infants Young Child. 2011 January 1; 24(1): 6–28.
  • Hadders-Algra M. (2014) Early Diagnosis and Early Intervention in Cerebral Palsy. Frontiers in Neurology. 2014;5:185.
  • Hebbler, K., Spiker, D., Bailey, D., Scarborough, A., Mallik, S., Simeonsson, R., et al. (2007, January). Early intervention for infants and toddlers with disabilities and their families: Participants, services, and outcomes. Final report of the National Early Intervention Longitudinal Study (NEILS).
  • Hielkema T., Hamer E.G., Reinders-Messelink H.A., et al. (2010). LEARN 2 MOVE 0-2 years: effects of a new intervention program in infants at very high risk for cerebral palsy; a randomized controlled trial. BMC Pediatrics. 2010;10:76.
  • Kashinath, S., Woods, J., & Goldstein, H. (2006). Enhancing generalized teaching strategy use in daily routines by parents of children with autism. Journal of Speech, Language, Hearing Research, 49, 466-485.
  • Knudsen, E.I. (2004). Sensitive Periods in the Development of the Brain and Behavior. Journal of Cognitive Neuroscience 16:8, pp. 1412–1425
  • Lobo M.A., Harbourne R.T., Dusing S.C., McCoy S.W. (2013). Grounding Early Intervention: Physical Therapy Cannot Just Be About Motor Skills Anymore. Physical Therapy. 2013;93(1):94-103.
  • Majnemer A., (1998). Benefits of Early Intervention for Children With Developmental Disabilities. Semin Pediatr Neurol. 1998 Mar;5(1):62-9.
  • OMS (2007). ICF-CY Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute - Versione per bambini e adolescenti. Erickson editore, Trento
  • Pretti-Frontczak, K. L., & Bricker, D. D. (2001). Use of the embedding strategy by early childhood education and early childhood special education teachers. Infant and Toddler Intervention: The Transdisciplinary Journal, 11, 111–128.
  • Raina P., O'Donnell M., Rosenbaum P., Brehaut J., Walter S.D., Russell D., Swinton M., Zhu B., Wood E. (2005). The health and well-being of caregivers of children with cerebral palsy. Pediatrics. 2005 Jun;115(6):e626-36.
  • Scherzer A.L., Mike V., Ilson J. (1976). Physical therapy as a determinant of change in the cerebral palsied infant. Pediatrics 58:151-156, 1976
  • Sharkey M.A., Palitz M.E., Reece L.F., et al. (1990). The effect of early referral and intervention on the developmentally disabled infant: Evaluation at 18 months of age. I Am Board Fam Pract 3:163-170, 1990
  • Shonkoff, J.P., Meisels, S.J., (Eds), (2000). Handbook of Early Childhood Intervention. Second ed. Cambridge (UK): Cambridge University Press, 2000:XI-XV.
  • Shonkoff J.P & Phillips D.A (Eds), (2000). “From Neurons to Neighborhoods: The Science of Early Childhood Development”. Committee on Integrating the Science of Early Childhood Development, Board on Children, Youth, and Families, U.S. National Academy of Sciences
  • Vygotsky, L.S. (1933-1981). Il ruolo del gioco nello sviluppo mentale del bambino, trad. it. in J.S. Bruner, A. Jolly, Sylva (a cura di), Il gioco, Armando, Roma, 1981, pp. 657-678.
  • Wetherby, A. & Woods, J. (2006) Early social interaction project for children with autism spectrum disorders beginning in the second year of life: A preliminary study. Topics in Early Childhood Special Education.26(2), 67-82.
  • Woods, J., & Goldstein, H. (2007). Family Guided Routines Based Early Intervention (FGRBI) in Early Head Start. Poster presented at the American Speech-Language-Hearing Association, Boston, MA.
  • Woods, J., & Kashinath, S. (2007). Expanding opportunities for social communication into daily routines. Journal of Early Childhood Services. 1(2), 137-154 

Routine, interventi precoci e PEI al Nido: articoli collegati

Il Piano Educativo Individuale è definito dalla Legge 104/1992 e altri riferimenti legislativi, che abbiamo raccolto qui: Disabilità al nido – Leggi e norme. Per una discussione sull'importanza del PEI, e la presentazione di un modello operativo di redazione dello stesso, consigliamo la lettura di PEI – Elaborazione del Piano Educativo Individualizzato al nido.
Una introduzione alla classificazione ICF-CY, e del suo valore come linguaggio e strumento per il PEI, è presentata in Classificazione ICF e ICF-CY al Nido.
Per una discussione sulle routine dell’asilo nido, rimandiamo a Routine al Nido – Aspetti educativi e organizzativi e agli articoli collegati.
Per un approfondimento su come si possa individualizzare l’azione educativa di una educatrice, rimandiamo a  Individualizzazione di azioni educative al Nido - Buone pratiche.

Routine al Nido come strumento per l’interventi precoce nel PEI: conclusioni

In questo articolo di formazione abbiamo discusso i motivi per cui le routine tipiche di un asilo nido sono lo strumento ideale per attuare un intervento precoce tramite il PEI (Piano Educativo Individualizzato), ai fini di un efficace conseguimento di molti, se non di tutti, degli obiettivi di sviluppo previsti nel PDF, cioè non solo per quanto riguarda quelli relativi all’Autonomia del bambino. Sono state inoltre presentate alcune evidenze scientifiche che illustrano i fattori chiave di facilitazione che sono elementi essenziali già presenti nelle routine in un Nido d’infanzia, quali: (a) Frequenza di ripetizione; (b) Contesto affettivo; (c) relazione individuale con un adulto significativo; (d) partecipazione sinergica dei vari caregiver, in particolare genitori e educatrice di asilo nido. Scopo dll’articolo è focalizzare l’equipe delle educatrici sulle possibilità delle routine come efficace e efficiente strumento di implementazione di interventi precoci associati al PEI nel proprio Nido d’Infanzia.


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