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Attività e sviluppo a 30-36 mesi

Attività e sviluppo a 30-36 mesi

In questo articolo proporremo alcuni suggerimenti per attività didattiche e buone pratiche educative, utili alle educatrici di asilo nido per bambini di età compresa tra 30 e 36 mesi, basate sul relativo sviluppo. Questo articolo, curato dalla dottoressaMilena De Giorgi, si basa su Sviluppo del bambino 30-36 mesi, di cui riprende parzialmente la struttura dello sviluppo in otto ambiti.

Sviluppo e attività a 30-36 mesi

Le attività che una educatrice di asilo nido può inserire nel proprio progetto educativo si basano sullo sviluppo delle capacità e delle competenze che il bambino tra 30 e 36 mesi possiede o sta per conseguire (zona prossimale di sviluppo). I seguenti esempi di esperienze e attività possono ricadere in più ambiti, dato l’intreccio fra i vari punti della crescita del bambino.

Per una illustrazione dello sviluppo dei bambini di asilo nido nell’età 30-36 mesi si rimanda a Sviluppo del bambino 30-36 mesi.
Vediamo ora alcune attività relative allo sviluppo 30-36 mesi distinte nei seguenti ambiti.


Nota sul tipo di interazione prevista

Nota sul tipo di interazione prevista nelle attività 30-36 mesi

Tra 30 e 36 mesi, le interazioni sono prevalentemente sia tra bambino e gruppo dei pari, sia tra bambino e un altro bambino (in coppie o triadi generalmente dello stesso sesso, con manifestazione di preferenze verso un particolare bambino). Si rafforzano, infatti, le preferenze d’amicizia già manifestatesi nel semestre precedente.
Le interazioni tra educatrice e bambino (uno ad uno) sono meno presenti e importanti dei semestri di vita precedenti.
A quest’età le routine divengono importanti sopratutto dal punto di vista della manifestazione d’autonomia di ciascun bambino, della socializzazione e delle interazioni tra pari.

Quattro delle competenze che caratterizzano in maniera sostanziale le interazioni tra educatrice e bambini tra 30 e 36 mesi sono:

  • Manifestazione della propria autonomia (continua dal semestre precedente)
  • Inizio della cooperazione tra pari all’interno del gruppo (pur solitamente in coppie)
  • Manifestazione del gioco simbolico (continua dal semestre precedente)
  • Sviluppo del linguaggio e relativa appetenza alla comunicazione verbale

Il ruolo delle educatrici di asilo nido diventa sempre più quello di ascoltare e di interloquire con il bambino che racconta e discute.

In questa fase dello sviluppo i conflitti sono solitamente gestiti dai bambini stessi, a volte in maniere non socialmente accettate nella cultura italiana ma pur sempre efficaci dal loro punto di vista (azioni fisiche dirette o con oggetti). Il ruolo delle educatrici è di incentivare strategie di risoluzione dei conflitti basate (oltre allo scambio di oggetti tipico delle età precedenti) sul riconoscimento dell’altro come soggetto con cui cooperare; il gioco simbolico è uno strumento molto utile a tal fine.

Le educatrici di asilo nido devono operare con più bambini alla volta (7-8 bambini), sotto molti aspetti autonomi. Tra i 30-36 mesi una buona soluzione è quindi incentivare la loro autonomia e sfruttare le loro competenze sociali per proporre e sviluppare situazioni educative centrate sulle coppie di amici e sulla cooperazione tra pari.

Attività e sviluppo del linguaggio 30-36 mesi

Attività e sviluppo del linguaggio 30-36 mesi

Tra 30 e 36 mesi il bambino è in grado di comprendere e comunicare sempre più verbalmente; in particolare è in grado di:

  1. Ascoltare e comprendere; in particolare il bambino:
    1. Capisce un linguaggio parlato più complesso
  2. Parlare e Comunicare; in particolare il bambino:
    1. Inizia conversazioni e fa richieste
    2. Utilizza frasi compiute di tre o più parole
    3. Manifesta il bisogno di raccontare


È fondamentale che l’educatrice di asilo nido si ponga in ascolto attivo del bambino e dialoghi con lui esprimendo interesse a ciò che sta comunicando. Questo è il miglior incentivo allo sviluppo del linguaggio da quest’età in poi.
Vediamo alcune attività relative allo sviluppo del linguaggio 30-36 in dettaglio.

1. Capisce un linguaggio parlato più complesso

Tra 30 e 36 mesi, l’educatrice di asilo nido può sfruttare le capacità di comprendere, parlare e comunicare del bambino per cui egli comprende sempre più un linguaggio parlato maggiormente complesso: comincia a capire parole sempre più complesse (multisillabiche) come “Tirannosauro”, “Triceratopo”.

Buona pratica: verbalizzazioni di estensione del contenuto

Tra 30 e 36 mesi il bambino inizierà a rispondere utilizzando una frase compiuta con almeno 3 parole. Per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, l’educatrice di asilo nido deve incoraggiarlo con affermazioni che estendono la frase usata dal bambino, facendo leva sul concetto che il bambino sta esprimendo. Ad esempio se il bambino racconta di una palla che ha comprato con la mamma, l’educatrice può chiedergli se la mamma ha comprato la palla perché... oppure se questa palla è diversa e in quale modo da quella che già aveva. In pratica: l’educatrice stimola il bambino ad un discorso.
Questa pratica di verbalizzazione tramite estensione delle frasi può inoltre essere utile alle educatrici per comprendere il significato di frasi oscure (si pensi a termini propri del bambino ma derivanti da altre lingue) ed incentivare ulteriormente lo sviluppo del linguaggio.

2. Inizia conversazioni e fa richieste

Tra 30 e 36 mesi, l’educatrice di asilo nido può sfruttare le capacità di comprendere, parlare e comunicare del bambino per cui egli inizia ad avviare conversazioni con i pari e con gli adulti; inoltre è in grado di fare richieste in modo autonomo.

Buona pratica: che cosa è?

L’educatrice di asilo nido può sfruttare il prodotto di un’attività del bambino o alcune sue parole che descrivono qualcosa per chiedergli “Che cosa è?”, stimolandolo quindi a una conversazione.

Attività: dal negoziante

Per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, l’educatrice di asilo nido può usufruire del gioco simbolico, stimolando le interazioni verbali basate su richieste del bambino. Un esempio è proporre l’angolo del negoziante (fruttivendolo, ecc.), in cui il bambino che farà il “cliente” richiederà qualche cosa. Altre situazioni possono nascere anche con proposte da parte dell’educatrice. Un esempio è far finta di essere al ristorante durante la routine del pranzo.

3. Utilizza frasi compiute, di tre o più parole

Tra 30 e 36 mesi, l’educatrice di asilo nido può sfruttare le capacità di comprendere, parlare e comunicare del bambino per cui egli usa frasi compiute, con tre o più parole.
In sintesi, il bambino migliora le competenze del linguaggio manifestate già nel periodo 24-30 mesi, anche dal punto di vista sintattico. Si rimanda per alcuni esempi di attività per bambini di 24-30 mesi a Attività e sviluppo a 24-30 mesi.

4. Manifesta il bisogno di raccontare

Tra 30 e 36 mesi, l’educatrice di asilo nido può sfruttare le capacità di comprendere, parlare e comunicare del bambino per cui egli manifesta in maniera evidente il proprio bisogno di raccontare ad altri ciò che egli sente e vive, di essere ascoltato e di interagire verbalmente.

Buona pratica

L’educatrice di asilo nido deve progettare e sviluppare dei momenti dedicati all’ascolto attivo di ciascun bambino. I momenti possono essere: all’entrata del bambino; momenti di transizione; altri momenti di rapporto individualizzato con il bambino.
Mai lasciare che un bambino si allontani perché non gli si è potuto dare retta o non si è compreso il discorso! L’educatrice di asilo nido dovrebbe:

    • Dire al bambino che lei non ha capito, ma che vuole ascoltarlo meglio se lo ripete
    • Continuare a porre al bambino nuove estensioni di quello che ha compreso (ad esempio con domande), permettendo al bambino di sviluppare di nuovo il discorso
    • Interpretare quanto compreso secondo quanto si sa del bambino
    • Chiedere al bambino se la nostra interpretazione è corretta (importante!)

Attività e sviluppo dell’alfabetizzazione 30-36 mesi

Attività e sviluppo dell’alfabetizzazione 30-36 mesi

Tra 30 e 36 mesi il bambino è in grado di:

  1. Manifestare consapevolezza fonemica; in particolare il bambino:
    1. Riconosce e ripete le parole
  2. Manifestare consapevolezza del libro e del linguaggio scritto; in particolare il bambino:
    1. Racconta parti di storia
  3. Manifestare attenzione alla scrittura; in particolare il bambino:
    1. Tenta di comunicare con scarabocchi
    2. Comincia a riconoscere le lettere dell'alfabeto del proprio nome

Vediamo in dettaglio.

1. Riconosce e ripete le parole

Tra 30 e 36 mesi, l’educatrice di asilo nido può sfruttare la consapevolezza fonemica dimostrata dal bambino per cui egli riconosce e ripete le parole, anche complesse.

In sintesi, il bambino continua a sviluppare le competenze del linguaggio manifestate già nel periodo 24-30 mesi, anche dal punto di vista del riconoscere e ripetere le parole, particolarmente quelle in rima. Si rimanda per alcuni esempi di attività per bambini con sviluppo di 24-30 mesi a Attività e sviluppo a 24-30 mesi.

2. Racconta parti di storia

Tra 30 e 36 mesi mesi, l’educatrice di asilo nido può sfruttare le capacità iniziali di conoscenza e consapevolezza del libro e del linguaggio scritto del bambino per cui egli comincia a raccontare all’educatrice e ad altri bambini parti di storie a lui familiari e che gli sono stati già letti più volte.

Buona pratica: uso di una storia come stimolo per far manifestare il bisogno di raccontare

Con riferimento alla buona pratica “Manifesta il bisogno di raccontare” nel paragrafo precedente, l’educatrice può sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino per creare un momento a lui dedicato e uno stimolo per iniziare a raccontare qualcosa. In pratica: il libro “preferito” per stimolare il raccontare del bambino. Questa pratica è utile per aiutare un bambino in difficoltà, sfruttando il libro e il suo racconto per creare un momento individuale tra lui e l’educatrice.

Attività: nuovo rituale per “chi racconta una storia?”

Per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, l’educatrice può creare un nuovo rituale dedicato ai libri. Ad esempio, nell’angolo della biblioteca, può iniziare così: l’educatrice arriva con un cuscino particolare (nuovo, diverso, altro) e chiede ad alta voce: “Chi vuol raccontare una storia? Dai, chi vuole raccontare una storia può venire qua su questo cuscino speciale! Mi raccomando: solo chi vuole raccontare una storia a me e agli amici si siede su questa cuscino!”. Il cuscino rimane a disposizione fino alla fine dell’attività, dopo di che l’educatrice, dando importanza ed enfasi al cuscino, spiega ai bambini “Adesso mettiamo via il cuscino speciale delle storie. La prossima volta lo prenderemo di nuovo e chi vuole raccontare una storia a me e agli amici si siederà su questo cuscino”.

Le prime volte può anche non esserci una risposta da parte dei bambini, o un assalto al cuscino per altri motivi di gioco. Non preoccupatevi: continuando a proporre questo rituale per qualche giorno, i bambini inizieranno a usarlo per raccontare una loro storia.

Nota. È consigliabile che il cuscino sia grande abbastanza da contenere due bambini alla volta.

3. Tenta di comunicare con scarabocchi

Tra 30 e 36 mesi, l’educatrice di asilo nido può sfruttare le capacità di attenzione alla scrittura del bambino per cui egli comincia a cercare di comunicare facendo segni e scarabocchi su carta. In particolare, il bambino inizia a scarabocchiare per rappresentare uno specifico oggetto o persona.

Buona pratica: chi è quello nel disegno?

Per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, l’educatrice chiede con regolarità a ciascun bambino cosa e chi lui stia disegnando, incentivandolo a raccontare il disegno che ha creato.

Buona pratica: cosa hai scritto nel disegno?

Per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, l’educatrice che nota la presenza su un disegno d’alcuni scarabocchi regolari o in ogni caso interpretabili (con un po’ di fantasia) come uno scritto, chiede al bambino cosa ha scritto, incentivandolo ad associare parole verbali ad azioni di pre-scrittura.

Nota. L’educatrice può invogliare il bambino nella risposta seguendo con il proprio dito lo scarabocchio sul foglio, come se indicasse parola per parola. Questa è un’ottima occasione di attenzione congiunta.

Nota. L’educatrice può incentivare ulteriormente la relazione tra pre-scrittura del bambino e scrittura, annotando con carta e penna in maniera ben visibile al bambino quello che questo racconta dal suo scarabocchio.

4. Comincia a riconoscere le lettere dell'alfabeto del proprio nome

Tra 30 e 36 mesi, l’educatrice di asilo nido può sfruttare l’attenzione alle parole scritte dimostrata dal bambino per cui egli inizia a riconoscere le lettere che formano il suo nome.

Attività: Puzzle col nome

Verso i 36 mesi, l’educatrice scrive il nome di ciascun bambino su un cartoncino, in maniera ben leggibile, con lettere in stampatello maiuscolo e ben staccate l’una dall’altra. Legge il nome scritto al bambino, facendogli vedere la corrispondenza sillaba per sillaba. A questo punto l’educatrice può tagliare il cartoncino in vari pezzi, a costruire un puzzle col nome. Mette quindi i pezzi in una busta, col nome del bambino scritto fuori.
Questa busta potrà essere usata in apposite attività di riconoscimento delle lettere dell'alfabeto del proprio nome, lasciando che il bambino le tiri fuori dalla busta e le usi come vuole.
La busta può essere consegnata alle famiglie per un’attività congiunta.

Nota. Dopo la prima fase di scrittura, il ruolo dell’educatrice è limitato al proporre la busta. Alcuni bambini useranno la busta e le lettere ricercando l’apporto dell’educatrice. In tal caso l’educatrice incoraggia verbalmente, anche leggendo le singole lettere al bambino.

Buona pratica: il mio nome

Per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, l’educatrice di asilo nido può scrivere (o far scrivere dalla famiglia) il nome del bambino su vari suoi oggetti. Ad esempio: scarpe, armadietto, peluche personali, ecc. L’educatrice avrà cura di scrivere in maniera evidente il nome del bambino su i suoi vari prodotti (disegni, ecc.).
Quando l’educatrice interagirà con il bambino per mezzo di questi oggetti, o sfruttandoli per verbalizzazioni a tal scopo, indicherà il nome del bambino lettera per lettera. Ad esempio: “Ma che bello questo disegno! Di chi sarà mai? Ah, ecco qui il nome di chi lo ha fatto: è scritto A-N-N-A! Brava Anna!”.

Attività e sviluppo socio-emotivo 30-36 mesi

Attività e sviluppo socio-emotivo 30-36 mesi

Tra 30 e 36 mesi il bambino è in grado di:

  1. (Continua a) sviluppare il concetto di Sé; in particolare il bambino:
    1. Usa parole descrittive per sentimenti e emozioni
    2. Comincia a capire e a comportarsi secondo le aspettative altrui
  2. Cooperare con gli altri e intrattenere relazioni sociali; in particolare il bambino:
    1. Comincia a usare la cooperazione in situazioni di gruppo
  3. Conoscere la propria famiglia; in particolare il bambino:
    1. Comincia a usare termini per i ruoli della famiglia come “Mamma”, “Papà”, “Fratello”, “Sorella”, ecc.

Lo sviluppo del concetto di Sé continua a passare attraverso l’affermazione della propria autonomia e le relative manifestazioni. Per questi aspetti si rimanda a quanto visto in Attività e sviluppo a 24-30 mesi.

1. Usa parole descrittive per sentimenti e emozioni

Tra 30 e 36 mesi, l’educatrice di asilo nido può sfruttare lo sviluppo del concetto di Sé del bambino per cui egli comincia a usare nelle proprie frasi parole per descrivere come si sente al momento (felice, triste, arrabbiato, spaventato, ecc.), in maniera coerente con l’effettivo stato d’animo manifestato.

Attività: visi e emozioni

Per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, l’educatrice può proporre laboratori emotivi con strumenti come Libro delle mie emozioni e Cubo emotivo.

Buona pratica: descrizioni delle emozioni da parte del bambino

Per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, l’educatrice di asilo nido può incoraggiare la descrizione delle emozioni da parte del bambino stesso. Alcuni momenti si prestano bene a questa buona pratica, come il momento dell’entrata (inserito in modo naturale nel rituale di accoglienza), la merenda del mattino e altri momenti di contatto individualizzato educatrice-bambino. Alcune verbalizzazioni sono “Oggi come stai? Vedo dalla tua faccia che sei un po’ triste. Vuoi raccontarmi?”
Nota. L’educatrice può estendere facilmente le descrizioni ai familiari e agli amici del bambino.

Buona pratica per bambino restio ad aprirsi

Un bambino restio ad aprirsi può essere facilitato in questo dalla proposta di un libro “mirato”, da leggere assieme all’educatrice di asilo nido.

2. Comincia a capire e a comportarsi secondo le aspettative altrui

Tra 30 e 36 mesi, l’educatrice di asilo nido può sfruttare lo sviluppo del concetto di Sé del bambino per cui egli comincia ad utilizzare i comportamenti appropriati senza che gli sia richiesto da un adulto. Ad esempio, il bambino saluta quando arriva qualcuno in sezione, senza aspettare che l’educatrice lo inviti a farlo.
Il bambino inizia inoltre a capire e a comportarsi secondo le aspettative di altri bambini che gli sono vicini. Questo è diverso dalla referenza sociale (“social referencing”), che si ha quando il bambino decide come comportarsi dopo aver visto come gli altri si comportano nella situazione, poiché il bambino agisce preventivamente al comportamento altrui.

Buona pratica: rinforzo da parte dell’educatrice

L’educatrice di asilo nido, quando un bambino dimostra di aver capito e/o si comporta secondo le aspettative altrui, anticipandole, deve rinforzare l’impegno del bambino con elogi e apprezzamenti. Questa buona pratica è attuabile in moltissime situazioni diverse.

Buona pratica: evidenziare l’aspettativa del compagno

L’educatrice di asilo nido, quando una coppia di bambini sta interagendo, può verbalizzare quanto uno si aspetti dall’altro nell’interazione (come turnazione, cooperazione, ecc.). Ad esempio, durante le costruzioni: “A., vedi che B. sta aspettando che tu metta il tuo blocco sulla torre?”, “A., c’è B. sul triciclo. Ti sta aspettando perchè tu lo spinga?”.
Nota. L’educatrice poi rinforza la risposta del bambino.

3. Comincia a usare la cooperazione in situazioni di gruppo

Tra 30 e 36 mesi, l’educatrice di asilo nido può sfruttare le capacità di cooperare con gli altri e intrattenere relazioni sociali del bambino per cui egli comincia a operare come parte di un gruppo nelle situazioni educative, come ad esempio far qualcosa assieme ai pari, rimanere seduti vicino, ecc.

Tra 30 e 36 mesi il gruppo che si forma in maniera naturale è da intendersi composto da due o tre bambini alla volta. Il gioco infatti passa da individuale a gioco di coppia o a gioco triadico, solitamente con preferenze ben manifeste nella scelta dei compagni.

Buona pratica: mai eliminare le coppie!

Il gioco a coppia o a triade è una componente naturale dello sviluppo socio-emotivo dei bambini di questa età. L’educatrice deve riconoscere questo importante aspetto, incentivandolo nei suoi fattori chiave:

  • Manifestazione della preferenza per un compagno (stabilità del legame)
  • Inizio, sviluppo e fine di un momento ludico con lo stesso compagno

Questo, dal punto di vista operativo, si traduce per l’educatrice di asilo nido in:

  • Per quanto riguarda la manifestazione della preferenza per un compagno:
    • Mai intervenire per spezzare le coppie amicali
    • Mai ridurre la possibilità di interazione tra soggetti di una coppia amicale
  • Per quanto riguarda l’inizio, sviluppo e fine di un momento ludico con lo stesso compagno:
    • Progettare e proporre situazioni educative basate su gruppi di 2, massimo 3 bambini

A tal fine, le situazioni educative devono poter essere:

  • Iniziate nella coppia (da un bambino che aspetta l’altro, da tutti e due contemporaneamente, ecc.)
  • Proseguite nella coppia (evitare che l’attività “apra” la coppia; tempo a sufficienza per la cooperazione di entrambi i bambini)
  • Finite nella coppia (lasciare che la coppia termini la cooperazione secondo i propri ritmi)

In sintesi, l’educatrice di asilo nido sfrutta la coppia amicale e la cooperazione tra i due soggetti come base per le interazioni nelle attività, nelle varie situazioni educative, nella gestione della sezione.

Attività: il salto del giocattolo

Per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, l’educatrice può iniziare a proporre di far saltare un giocattolo (peluche o altri oggetti che non rotolano) su un asciugamano o telo di almeno di 50x70 cm. L’educatrice, con una collega, mostra cosa succede se si tirano in contemporanea i 4 lembi di un telo, su cui sopra è posto il giocattolo, evidenziando il piacere che se ne ricava. L’attività richiede solitamente qualche ripetizione prima che i bambini inizino ad apprezzarne la ludicità. L’educatrice chiede quindi “Chi vuole provare il salto del giocattolo?”. Di solito uno o due bambini nel gruppo sono più pronti e disponibili a nuove attività di movimento. L’educatrice chiede a questi primi bambini “Dai, scegliti un compagno per il gioco”. In tal modo si innesca il meccanismo della cooperazione in coppia e in breve tutti o quasi i bambini faranno saltare il giocattolo. Dopo un paio di minuti, il gioco solitamente prosegue in maniera diversa per ogni coppia, anche estinguendosi o divenendo un pretesto per un gioco simbolico. L’educatrice lascia che le coppie proseguano liberamente e ripropone l’attività la volta successiva; alcune varianti sono in Salto del giocattolo.
Questa attività è per bambini grandi, verso i 36 mesi. Il salto del giocattolo richiede la compresenza, almeno all’inizio, di un’altra educatrice.

Nota. Il salto del giocattolo deve essere proposto in un ampio spazio, come la stanza della psicomotricità o il giardino. Devono essere tolti dallo spazio tutti gli eventuali ostacoli e gli eventuali altri giocattoli.

Nota sulla sicurezza. Il giocattolo da far saltare deve essere morbido e non troppo leggero: indicativamente deve fare una conca quando posizionato sul telo steso. Questo è importante perché, anche applicando una minima forza, il salto può essere molto alto. Questo è molto apprezzato dai bambini, ma qualche volta può portare ad una pioggia di giocattoli nella stanza...

Attività: competizioni in gioco simbolico

In molte situazioni di gioco simbolico con protagonisti coppie di bambini, si assiste a situazioni in cui la cooperazione assume la forma di una competizione simbolica. Ad esempio: le due amiche, ognuna nel proprio scatolone, fanno finta di essere alla guida di automobili e di gareggiare tra loro, con palesi verbalizzazioni della gara tra loro: “Dai vediamo chi arriva per prima!”. Per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, l’educatrice predispone una serie di coppie di oggetti che possano innescare situazioni di gioco a coppie con possibile valenza di competizione simbolica. Ad esempio: coppie di scatoloni, spazzole e accessori per capelli, pentole, scope, ecc.
Importante: perché si inneschi la competizione simbolica, è solitamente necessario che i due oggetti proposti dall’educatrice siano simili e posti vicino uno all’altro.

Attività: gare di tricicli, carriole o passeggini

Un esempio classico di cooperazione tra coppie sono le gare di tricicli, tipiche dei 30-36 mesi. Per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, l’educatrice predispone una serie di coppie di tricicli simili (gli stessi bambini chiederanno un triciclo simile a quello del compagno preferito). Questa attività è molto apprezzata dai bambini e li coinvolge a lungo, anche per 30 minuti!
Un’altra attività riguarda la proposta di coppie di carriole o passeggini (anche con un bambolotto sopra), che i bambini di solito usano per movimenti grosso-motori (“gare” di spinta) o gioco simbolico. Qualsiasi educatrice osserverà comunque che l’attività coi tricicli è la preferita dai bambini!

Buona pratica: spostare o trasportare tricicli, carriole cariche o oggetti pesanti, sacco di palloni, ecc.

Per sfruttare a fini educativi tale capacità di cooperazione del bambino, l’educatrice incentiva le coppie di bambini a collaborare con lei a predisporre attività e giochi con azioni come spostare o trasportare tricicli, carriole cariche o oggetti pesanti per un singolo bambino, o oggetti ingombranti (scatoloni) che richiedono la cooperazione di più bambini come spostare il sacco di palloni, ecc.

Attività: innesco di giochi di ruolo cooperativi

L’educatrice mette a disposizione set di oggetti per favorire giochi di ruolo cooperativo. Ad esempio: valigetta del dottore, valigia del falegname, ecc., possibilmente senza aggiungere bambole o bambolotti. Solitamente la capacità di cooperazione dei bambini, tipica dei 30-36 mesi, porterà alla formazione di ruoli nel gioco simbolico. Ad esempio: uno si stende e fa il paziente, mentre l’altro esegue l’operazione chirurgica.
Nota. Come in tutte le situazioni di gioco simbolico, il compito dell’educatrice è solo quello di predisporre il materiale e osservare quanto avviene tra i bambini, limitando l’intervento ai soli casi di pericolo fisico.

4. Comincia a usare termini per i ruoli della famiglia

Tra 30 e 36 mesi, l’educatrice di asilo nido può sfruttare il conoscere la propria famiglia del bambino per cui egli comincia a usare termini che indicano i ruoli nella famiglia (“mamma”, “papà”, “fratello”, “sorella”, ecc.) come parte del suo vocabolario in una conversazione normale. Ad esempio, il bambino può iniziare a utilizzare il termine “mio fratello”, invece del nome del fratello.

Buona pratica: uso dei ruoli della famiglia

Per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, l’educatrice usa nelle proprie verbalizzazioni e interazioni con ciascun bambino i termini relativi ai ruoli della famiglia. Ad esempio: “Come sta oggi tuo fratello?”, anche senza aggiungere il nome proprio del fratello.

Buona pratica: Galleria delle foto di famiglia

Per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, l’educatrice può sfruttare la “Galleria delle foto di famiglia”, già descritta in Attività e sviluppo a 24-30 mesi.

Attività e sviluppo motorio, benessere fisico e senso di sicurezza 30-36 mesi

Attività e sviluppo motorio, benessere fisico e senso di sicurezza 30-36 mesi

Vediamo ora alcune attività relative ai seguenti aspetti dello sviluppo motorio, del benessere fisico e del senso di sicurezza 30-36 mesi per cui il bambino di 30-36 mesi:

  1. Comincia a capire che stare con un adulto offre sicurezza
  2. Ha sviluppato il controllo sfinterico

Inoltre il bambino sviluppa il gusto per il cibo nutriente (qui non riportato, ma interessante per laboratori di educazione alimentare e di cucina).
Vediamo in dettaglio.

1. Comincia a capire che stare con un adulto offre sicurezza

Il bambino comincia a capire che gli adulti garantiscono sicurezza in situazioni nuove. Il bambino, in situazioni nuove, comincia ad aspettare indicazioni dall’educatrice di asilo nido, piuttosto che questa inizi l’azione o inizia a risolvere il problema per lui. Naturalmente, se il problema rimane di difficile gestione per il bambino, questo chiederà l’intervento dell’educatrice.

Buona pratica: promuovere il ruolo dell’educatrice di asilo nido come garante della sicurezza

L’educatrice può sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino proponendo se stessa come garante della sicurezza dei bambini. Per far ciò, l'educatrice di asilo nido dovrebbe, all’ingresso in una nuova situazione, dovrebbe:

  • “Fermare” i bambini, proponendo all’attenzione degli stessi la novità della situazione e le possibilità di problemi di sicurezza connessi. Ad esempio: “Oh, questa è nuova. Vediamo se possiamo muoverci e giocare in tranquillità, senza farci male, prima di iniziare a giocare?”
  • Spiegare i problemi di sicurezza per i bambini nella situazione, con linguaggio chiaro e semplice e termini a loro conosciuti. Ad esempio: “Ecco qua, qui è pericoloso, vedi A.? È pericoloso perché possiamo farci male. Vedi B. che è rotto qui all’angolo? Se è rotto non dobbiamo usare questo...”. In pratica: evidenziare la relazione diretta, con ciascuno di loro, tra il possibile pericolo e le azioni che possono fare. Nota: è consigliabile fare riferimento solo alla situazione diretta e contingente, non fare esempi di incidenti avvenuti in passato, spesso non ricordati o riconducibili dai bambini alla nuova situazione.
  • Tranquillizzare i bambini. Ad esempio, entrando con i bambini in una nuova situazione o contesto, con verbalizzazioni del tipo “State tranquilli, adesso provate a fare... e io sono qui a aiutarvi se avete bisogno...”.
  • Proporre mitigazioni o riduzioni del pericolo, o alternative al gioco nella nuova situazione. Ad esempio: “Dai, visto che qui è rotto ed è pericoloso perché ci possiamo fare male, che ne dite se mettiamo attorno un recinto (nastro rosso, ecc.), così ce lo ricordiamo e possiamo giocare di là?”
  • Aspettarsi da qualche bambino di quest’età domande con “Perché?” su quanto spiegato. In tali casi l’educatrice deve accogliere la curiosità del bambino, rispondendo con termini chiari e concetti a lui noti. Sebbene in questa fase di sviluppo qualsiasi risposta può essere sufficiente al bambino (lui continuerà lo stesso a chiedere “Perché”), è in tali casi importante educare i bambini alla percezione del pericolo. Dal punto di vista educativo, ciò si ottiene con maggior efficacia introducendo concetti connotati emotivamente:” A se fai così, ti fai male e piangi; a me dispiace quando piangi”. 

Alcune situazioni possono essere quelle legate al giardino (si pensi ad eventi temporaleschi), alle uscite sul territorio, alla scuola dell’infanzia, alla presenza di adulti esterni che portano nuove attività ai bambini, ecc. Se il pappagallo portato dal nonno può beccare il dito del bambino che gli si avvicina (tutti...), l’educatrice con verbalizzazioni di cui sopra e con il coinvolgimento del nonno, segnerà come pericolosa questa azione (ad esempio: cartello con simbolo usato nell’asilo nido o nastro rosso, posti sulla gabbia).

Buona pratica: essere garante del benessere psicofisico.

Non è ovviamente sufficiente proporsi come garante della sicurezza, se poi non lo si è nelle piccole cose come il benessere psicofisico! In pratica l’educatrice deve sempre valutare il grado di autonomia di ciascun bambino e intervenire personalmente con gesti di cura (anche piccoli) che il bambino non è in grado di completare. Alcuni esempi sono: soffiarsi e pulirsi il naso, sistemarsi le coperte, vestirsi correttamente (scarpe destra e sinistra).
É importante anche aiutare il bambino a verbalizzare la propria condizione fisica (malessere, mal di pancia, mal di testa, male all’orecchio, a qualche articolazione, botte, ecc.).

Nota. L’educatrice di asilo nido deve sempre incoraggiare l’autonomia di ciascun bambino, ad esempio verbalizzandogli le varie fasi dell’azione, lasciandolo provare più volte e poi mostrando come fare.

2. Controllo sfinterico

Il bambino tra 30-36 mesi ha solitamente raggiunto il controllo sfinterico e comincia ad usare in modo indipendente il bagno, oltre a iniziare ad usare biancheria intima “da grandi”.

Buona pratica: promuovere l’autonomia del bambino nella scelta del momento in cui andare in bagno

L’educatrice può sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino incentivando i bambini a scegliere quando andare in bagno da soli. Questo significa rispettare i tempi di ciascun bambino. Ad esempio: alcuni bambini necessitano di andare in bagno durante il pranzo perché è in quel momento che sentono lo stimolo!; appena arrivati in asilo nido.
Per comprendere quanto questo sia importante, provate a immaginare che qualcuno vi porti in bagno e vi imponga di urinare anche se non ne avete lo stimolo.
Questo significa anche rispettare il bisogno di privacy che molti bambini di questa età esprimono.

In pratica, il momento del bagno diventa una routine collegata principalmente all’autonomia anche fisica e fisiologica di ciascun bambino. In altre parole, ora è lo stimolo percepito dal bambino il criterio di strutturazione della routine.
L’educatrice ricordi sempre la funzione socializzatrice del bagno: solitamente un bambino di questa età vuole andare in bagno con il proprio compagno preferito.

Nota. L’educatrice di asilo nido deve sempre sorvegliare il bambino in bagno.

Attività e sviluppo dell’espressività creativa 30-36 mesi

Attività e sviluppo dell’espressività creativa 30-36 mesi

Tra 30 e 36 mesi il bambino è in grado di:

  1. Associare musica, movimento e parole; in particolare il bambino:
    1. Partecipa alle attività sonoro-musicali
    2. Si mostra soddisfatto quando porta a termine un progetto 

Vediamo ora alcune attività relative ai seguenti aspetti dello sviluppo dell’espressività creativa del bambino di 30-36 mesi.

1. Partecipa alle attività sonoro- musicali

Tra 30 e 36 mesi, l’educatrice di asilo nido può sfruttare le capacità di associare musica, movimento e parole del bambino per cui egli comincia a partecipare a, e apprezza, attività sonoro-musicali che associano comportamenti motori globali e azioni motorie fini. Il bambino tra 30 e 36 mesi trae piacere in azioni che producono suoni, anche complesse, attuate nel gruppo dei pari. Inoltre, il bambino a questa età sente il bisogno di accompagnare la musica e le canzoncine dell’educatrice con movimenti coordinati a uno o due compagni.

Buona pratica: canzoni a coppia

Per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, l’educatrice propone canzoni che richiedono alcune azioni specifiche (saltare al ritornello, fare una giravolta, ecc.) a una coppia di bambini a turno. Questa buona pratica può essere usata in molte situazioni educative, come momenti di transizione, in giardino, ecc. È ottima all’aperto.

Attività: musica e movimento con oggetti

Una semplice attività che sfrutta questa capacità del bambino consiste nel proporre musica (non necessariamente ballabile) ai bambini, assieme a una serie di oggetti da attività psicomotoria come foulard, drappi, nastri, ecc. Molto apprezzate sono le giravolte con il nastro. L’educatrice può fungere da modello, ballando con un nastro e partecipando al divertimento dei bambini. Solitamente svolta nella stanza della psicomotricità, può essere fatta in qualsiasi spazio ampio purché privo di altri giochi e giocattoli. A conclusione dell’attività, l’educatrice invita i bambini a raccogliere gli oggetti dispersi. Questa attività è molto apprezzata dai bambini e li coinvolge a lungo, anche per 30 minuti!

Buona pratica: incentivare la cooperazione di coppia

L’educatrice deve sempre considerare che i bambini tra 30 e 36 mesi cooperano tra loro solitamente in coppie di amici. Anche nelle attività sonoro-musicali, l’educatrice deve incentivare questo loro aspetto dello sviluppo.

Buona pratica: strumenti musicali doppi

Tra 30 e 36 mesi, i bambini solitamente chiedono di usare uno strumento sonoro o musicale simile a quello usato da un compagno. Per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, l’educatrice avrà cura di predisporre coppie di strumenti sonoro-musicali simili.

Attività: la banda

Per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, l’educatrice propone, cantando una canzone o ascoltando una base musicale di sottofondo, di suonare uno strumento specifico a una coppia di bambini a turno. L’attività può essere avviata con frasi come “Dai, facciamo musica tutti insieme, come una vera banda di musicisti!” e poi “Dai, A. tocca a te suona il tamburo”. Un esempio di canzone per questa attività è “Noi siamo i musicisti, veniamo da Forlì”.

Nota. L’educatrice deve predisporre almeno uno strumento per ciascun bambino, possibilmente simile per le coppie amicali. Gli strumenti possono anche essere tutti uguali (ad esempio maracas per asilo nido, vedi Maracas per asilo nido), quello che li differenzierà sarà l’azione del bambino e l’interazione ludica che questo avrà con i compagni e l’educatrice.

2. Si mostra soddisfatto quando porta a termine un progetto

Tra 30 e 36 mesi, l’educatrice di asilo nido può sfruttare le capacità di esprimersi attraverso l’uso di materiali del bambino per cui egli si mostra soddisfatto quando completa un progetto e condivide la sua soddisfazione con gli altri, esprimendola con affermazioni sia verbali sia motorie. Per questa capacità vedi anche “Sviluppo degli approcci all'apprendimento 30-36 mesi”, più avanti.

Nota. In questo paragrafo usiamo il termine “progetto” per indicare che il bambino ha scelto e fissato un suo proprio obiettivo e, sfruttando le risorse presenti, ha conseguito un suo risultato. Questo risultato non è necessariamente l’esito previsto dalle educatrici per una attività.

Buona pratica: creare un rituale di rinforzo positivo

Per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, l’educatrice può creare un rituale di rinforzo positivo congiunto con la famiglia che riconosca l’importanza per il bambino di esprimere la sua soddisfazione al termine del progetto. Il rituale che proponiamo qui consiste in tre fasi:

  1. Rendere visibile il risultato del progetto del bambino (appenderlo in sezione, ecc.)
  2. Condividere il risultato con la famiglia, in modo che questa possa far rievocare al bambino la sua soddisfazione (l’educatrice enfatizza il distacco dalla parete dell’asilo nido, poi enfatizza il passaggio, tramite il bambino, alla famiglia. Dopo aver ricevuto la scultura o il disegno, a casa, un familiare dovrebbe sfruttarlo per creare un dialogo con il bambino. In tal modo il bambino rivive e condivide la soddisfazione provata)
  3. L’educatrice, il giorno dopo, rievoca l’impegno del bambino nel gruppo, e chiedendo di raccontare cosa è successo a casa con il suo risultato (ulteriore possibilità di condivisione della soddisfazione provata)

Nota. Questo rituale incentiva il bambino a impegnarsi in ulteriori sfide, anche più soddisfacenti, tramite la rievocazione e condivisione della soddisfazione provata nel portare a termine un progetto.

Attività e sviluppo degli approcci all'apprendimento 30-36 mesi

Attività e sviluppo degli approcci all'apprendimento 30-36 mesi

Tra 30 e 36 mesi il bambino è in grado di:

  1. Prendere iniziative, mostrarsi curioso e impegnarsi per soddisfare la propria curiosità; in particolare il bambino:
    1. Partecipa a una varietà di compiti, completa le attività ed esprime curiosità per nuove attività
    2. Si mostra soddisfatto quando porta a termine un progetto

Nota. In questo paragrafo usiamo il termine “progetto” per indicare che il bambino ha scelto e fissato un suo proprio obiettivo e, sfruttando le risorse presenti, ha conseguito un suo risultato. Questo risultato non è necessariamente l’esito previsto dalle educatrici per una attività.

Vediamo ora alcune attività relative ai seguenti aspetti dello sviluppo degli approcci all'apprendimento per cui il bambino di 30-36 mesi:

1. Partecipa a una varietà di compiti, completa le attività ed esprime curiosità per nuove attività

Tra 30 e 36 mesi, l’educatrice di asilo nido può sfruttare le capacità di prendere iniziativa, mostrarsi curioso e impegnarsi per soddisfare la propria curiosità del bambino per cui egli è disposto a partecipare a una grande varietà di compiti e sembra interessato ed eccitato quando sono proposti dall’educatrice nuovi oggetti e nuove attività.
Dai 30 mesi circa, il bambino apprezza la proposta di novità, anche senza una loro graduale introduzione (tipica delle età precedenti). Queste novità però non devono consistere in cambiamenti delle routine o di quanto a lui familiare nell’ambiente, ma in nuovi stimoli aggiunti. Le novità maggiormente apprezzate sono quelle che incentivano la manifestazione di autonomia del bambino.

Buona pratica: novità

Il gruppo di educatrici di asilo nido dovrebbe inserire, nel proprio progetto educativo, questa capacità del bambino di manifestare curiosità per nuove attività, prevedendo la proposta di una serie di oggetti e giochi completamente nuovi al bambino. Questo può significare, ad esempio, tenere in deposito una serie di oggetti fino al momento giusto.
Un aiuto arriva da una serie di proposte ludiche in giardino (per natura variabile di giorno in giorno), dato che molti bambini raggiungono questa età nel secondo semestre dell’anno educativo.
Una novità solitamente apprezzata da bambini di 30-36 mesi è data dalla continuità orizzontale. Alle uscite sul territorio possono affiancarsi visite di nonni o altre figure che portano un elemento di novità facilmente espandibile con attività ulteriori (grafico-pittoriche, manipolatori, simboliche, ecc.). Una visita di un nonno amante dei canarini con alcuni dei suoi animali, ad esempio, costituirà uno stimolo per varie attività spalmate su 4-5 giorni almeno!
Un altro stimolo è dato dalle visite per la continuità verticale alla scuola dell’infanzia.

Buona pratica: introdurre rituali di manifestazione dell’autonomia ai fini degli approcci all’apprendimento

Tra 30 e 36 mesi, le educatrici possono modificare i piccoli rituali del bambino legati alle attività e ai momenti di transizione. Ciò al fine di:
incentivare la partecipazione a più compiti diversi
evidenziare e rinforzare il portare a termine le attività
incentivare la curiosità sia per nuove attività sia per attività fatte da altri bambini, in particolare per come altri hanno risolto un problema.
Per far ciò, le educatrici possono sfruttare le manifestazioni del bambino di autonomia e la cooperazione tra pari.
In pratica, si aumenta il numero di stimoli a ciascun bambino sfruttando gli stimoli elaborati da altri bambini durante la situazione educativa proposta precedentemente dall’educatrice.
Esempi di situazioni educativa con possibili modifiche del rituale ai fini degli approcci all’apprendimento sono: il riordino dei giochi o del materiale; momenti di transizione; passaggi nei corridoi, ecc.
Questa buona pratica è più semplice di quanto può apparire.
Un esempio è dato da verbalizzazioni come (durante il riordino) “Venite a vedere come A. sta mettendo via gli oggetti...”. In pratica, da una parte si apprezza e si rinforza il comportamento di A., dall’altra si propone all’attenzione e all’esame degli altri bambini le particolarità sviluppate da A. nel risolvere lo specifico compito (il riordino). Vedi anche “Si mostra soddisfatto quando porta a termine un progetto”, sotto.
Altre verbalizzazioni sono del tipo “Guardate cosa A. e B. fanno con i loro... Facciamo come loro?”.
Nota. È possibile incentivare il riordino o altri piccoli rituali anche enfantizzando la coppia amicale, in maniera simile a quanto sopra descritto.

Buona pratica: stimolare e rinforzare l’appetenza per oggetti e attività nuove

Per sfruttare a fini educativi la capacità del bambino di partecipare a una varietà di compiti, completare ed esprimere curiosità per nuove attività, l’educatrice può stimolare e rinforzare l’appetenza e la curiosità per oggetti e attività nuove.
Una semplice pratica consiste nel fare domande ai bambini, alla presentazione di un oggetto o attività nuova. Le domande possono essere tipo: “Cosa pensi che potresti fare adesso con questo giocattolo?”, “Secondo voi, a cosa possiamo giocare adesso con questo materiale?”.
È possibile anche estendere le novità date dalla conclusione di una situazione educativa precedente, ad esempio: “Vi ricordate come abbiamo fatto ieri con questo gioco? Cosa dite se oggi facciamo un’altra cosa? Cosa possiamo fare di diverso con...”.

Nota. L’educatrice deve già aver previsto alcuni possibili sviluppi che i bambini possono scegliere, in particolare per quanto riguarda gli aspetti di sicurezza. Nel caso i bambini si focalizzino su aspetti che possano essere rischiosi per la sicurezza, l’educatrice sposterà il focus con proposte alternative a quelle espresse dai bambini, spiegando le ragioni del cambiamento.
 
Nota. È possibile creare una curiosità anche illustrando quanto l’educatrice proporrà alcune ore dopo (durante la giornata all’asilo nido), coinvolgendo i bambini in una sorta di descrizione preventiva di quanto accadrà. Ad esempio, al momento dell’accoglienza, mettendo l’oggetto o il materiale nuovo sopra un tavolo, ben visibile dai bambini ma non fruibile da loro (“Tavolo della novità del giorno”). L’educatrice deve essere consapevole che non tutti i bambini di età 30-36 mesi risponderanno a queste proposte preventive.

Buona pratica: Sfide su sfide (attività in sequenza)

Per sfruttare a fini educativi la capacità del bambino di partecipare a una varietà di compiti, completare ed esprimere curiosità per nuove attività, l’educatrice può proporre ai bambini attività che si sviluppano in sequenza o creare sequenze nelle attività proposte. In sintesi, il risultato di una serie di azioni del bambino diventa la base per una sua nuova sequenza di azioni.
Per un’analisi più approfondita di questa importante buona pratica, vedi Attività in sequenza.

Attività: sequenze di colori

Un esempio di semplice sequenza è proporre da parte dell’educatrice di asilo nido sequenze di colori complementari o che possano armonizzarsi quando mescolati (ogni cinque-sei minuti). Alcuni esempi di sequenze sono: blu-giallo-bianco-rosso; oppure giallo-grigio-rosa.
L’importanza di tale proposta sta nel dare al bambino la possibilità di sviluppare in una maniera nuova quello che aveva già realizzato fino a quel momento.

2. Si mostra soddisfatto quando porta a termine un progetto

Tra 30 e 36 mesi, il bambino si mostra soddisfatto quando completa un progetto; inoltre condivide la sua soddisfazione con gli altri, esprimendola con affermazioni sia verbali sia motorie.
L’educatrice di asilo nido può sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, usandola come base per rinforzi positivi dell’auto-efficacia del bambino stesso.
In pratica, l’educatrice riconosce e gratifica la soddisfazione mostrata dal bambino ai fini di incoraggiarlo a impegnarsi in sfide più complesse e soddisfacenti.

Buona pratica: proporre ZPS

Per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, l’educatrice deve proporre attività e interazioni di complessità tale da costituire uno stimolo (“sfida”) e non solo un esercizio di quanto già posseduto. In pratica, l’educatrice deve sempre operare in maniera tale che quanto proposto a ciascun bambino ricada nella sua specifica Zona Prossimale di Sviluppo.

Buona pratica: proporre attività con obiettivi plurimi

L’educatrice, per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, deve progettare e poi proporre attività e situazioni educative in cui il bambino possa scegliere (o crearsi) un proprio obiettivo.
Ad esempio, nel caso di attività strutturate, l’educatrice deve considerare le risorse da proporre al bambino e gli obiettivi educativi dell’attività, non gli esiti della stessa. Obiettivi educativi sono ad esempio i titoli dei paragrafi di questo articolo, non le singole attività.
Nel proporre una situazione educativa basata sulle costruzioni, l’educatrice può predisporre un angolo con alcuni materiali che non si incastrano negli altri (ad esempio: blocchi con incastri difformi, di ditte diverse). L’obiettivo educativo è permettere al bambino di osservare e sperimentare le combinazioni tra blocchi. Ciascun bambino può individuare un proprio obiettivo nell’attività: costruire una torre, fare un trenino di blocchi simili, alternarli tra loro in una forma instabile ma per lui interessante, sviluppare un gioco simbolico, ecc.

In questa buona pratica ricade anche il non indicare, suggerire o inibire la ricerca e il conseguimento di un proprio obiettivo da parte del bambino, sia con verbalizzazioni esplicite sia con atteggiamenti non verbali (ad esempio: espressioni di disappunto se il bambino non usa il pennello sul foglio ma lo fa volare come un aeroplano).

Buona pratica: incentivare lo sviluppo di un proprio obiettivo

Per questa buona pratica, sono fondamentali due azioni dell’educatrice:

  1. Proporre attività con obiettivi plurimi (vedi sopra)
  2. Incoraggiare i bambini allo sviluppo di un proprio obiettivo

L’educatrice manifesta esplicitamente il suo interesse al fatto che ciascun bambino individui e poi sviluppi un proprio obiettivo. Questo è facilmente conseguibile con verbalizzazioni tipo “Cosa ti piacerebbe fare con questo...”, “Bellissimo, A.! Cos’è?”, e mostrando curiosità e interesse a quanto ciascun bambino sta facendo.
Alla fine di una attività, l’educatrice può anche chiedere “Il... che hai fatto mi piace tantissimo, A.! Mi racconti che cosa è? Come hai fatto?”, e permettere quindi al bambino di raccontare il suo processo di individuazione di un proprio obiettivo.
L’educatrice può anche fare domande interessate durante la situazione educativa, se vede che il bambino la cerca con lo sguardo o la chiama; ciò contribuisce in maniera particolare allo sviluppo della capacità del bambino di creare un piano per svolgere compiti semplici o risolvere i problemi (vedi dopo).

Buona pratica: creare un rituale di rinforzo positivo

Per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, l’educatrice può creare un rituale di rinforzo positivo che riconosca l’importanza per il bambino di raggiungere un obiettivo e ricavarne una soddisfazione condivisibile al termine del progetto. Il rituale che proponiamo qui consiste in quattro fasi, e parte dalla proposta di attività con obiettivi plurimi:
Permettere al bambino di individuare un proprio obiettivo nell’attività (vedi sopra)
Permettere al bambino di concludere l’attività (secondo i suoi tempi e il suo obiettivo)
Riconoscere e condividere la soddisfazione provata dal bambino alla conclusione del progetto (anche all’interno del racconto visto sopra in “incentivare lo sviluppo di un proprio obiettivo”)
Rievocare la soddisfazione provata nell’esperienza per stimolarlo a una nuova sfida. Ad esempio: “Ti ricordi di quando ieri hai fatto..., di quanto sei stato contento quando hai realizzato...”, e poi “Che ne dici se facciamo una... più grande? Sono sicura che quando l’avrai finita, sarai ancora più contento”.
Un ulteriore rinforzo si basa sulla rievocazione da parte della famiglia di quanto avvenuto nella giornata all’asilo nido (condivisione della soddisfazione provata).

Attività e sviluppo del pensiero matematico 30-36 mesi

Attività e sviluppo del pensiero matematico 30-36 mesi

Tra 30 e 36 mesi il bambino è in grado di:

  1. Manifestare comprensione dello spazio, delle forme geometriche e dei rapporti tra gli oggetti (numeri); in particolare il bambino:
    1. Conta ad alta voce
    2. Capisce il concetto di “due”


Vediamo ora alcune attività relative ai seguenti aspetti dello sviluppo del pensiero matematico per cui il bambino di 30-36 mesi:

1. Conta ad alta voce

Tra 30 e 36 mesi, l’educatrice di asilo nido può sfruttare le capacità di comprensione di spazio, forme geometriche e rapporti del bambino per cui egli comincia a contare a voce alta da 1 a 10. Questo conteggio meccanico non significa che il bambino può contare gli oggetti, ma che ha memorizzato il processo del conteggio.

Buona pratica: conta e riconta

Per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, l’educatrice può inserire nelle proprie interazioni con i bambini i conteggi di alcuni oggetti, del numero dei bambini stessi, delle lettere nel nome di un oggetto o del bambino, ecc. È importante che l’educatrice di asilo nido enfatizzi l’azione del conteggio, sia verbale sia col gesto (ad esempio: indicando con un dito le varie unità). Una ottima occasione è sfruttare le classificazioni e seriazioni del bambino, creando un momento di attenzione congiunta e effettuando il conteggio con il bambino.
Dopo i primi episodi di conteggio, l’educatrice di asilo nido inizia a proporre ai bambini di contare con lei, o di contare come gioco.
Nota. Il conteggio può essere fatto in moltissime situazioni diverse, come routine (i gradini del fasciatoio, il numero di bambini davanti ai lavabi, i bicchieri, ecc.), momenti di gioco libero, momenti di transizione, attività strutturate.

Attività: Conteggio alla merenda

Per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, l’educatrice di asilo nido può proporre, durante la merenda, di contare i pezzi di frutta (o altro) a loro offerti. Questo conteggio può ad esempio essere unito all’azione di distribuzione.

Buona pratica: conteggio come gioco

Per il conteggio come gioco, l’educatrice di asilo nido, dopo aver proposto il conteggio come gioco, deve rinforzare l’impegno del bambino con elogi e apprezzamenti. Questa buona pratica è attuabile in moltissime situazioni diverse.

2. Capisce il concetto di “due”

Tra 30 e 36 mesi, l’educatrice di asilo nido può sfruttare le capacità di comprensione di spazio, forme geometriche e rapporti del bambino per cui egli può capire raggruppamenti di due oggetti o gruppi di due elementi comuni, come calzini, scarpe, ecc.

Buona pratica: enfatizzare l’importanza del “due” nella vita reale

Per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, l’educatrice può evidenziare, enfatizzandola, la presenza dei gruppi di due cose simili nella vita del bambino e nell’asilo nido. Ad esempio: due orecchie, due piedi, due calzini, ecc. In pratica l’educatrice di asilo nido stimola la curiosità del bambino verso il concetto di “due” e la sua importanza.

 Buona pratica: gruppi di due

Per sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, l’educatrice può presentare ai bambini sia oggetti simili sia diversi a gruppi di due, ad esempio quando si inizia un’attività, durante la merenda, ecc. È consigliabile che l’educatrice presenti, le prime volte, oggetti simili (ad esempio: “Ecco 2 cavalli, poi altri 2 cavalli, poi 2 pecore”, ecc.). Successivamente l’educatrice passa a presentare 2 animali (un cavallo e una pecora).
Dopo la presentazione, l’educatrice incoraggia i bambini a creare nuovamente i raggruppamenti a 2 (coppie). Ad esempio con frasi del tipo: “Questo cavallo con chi va per essere in due?”, “Per favore, mi aiuti a mettere insieme gli animali uguali?”, “Quali sono i due che vanno insieme?”.
Dopo i 30 mesi, è interessante notare che il prodotto dell’attività di combinazione e costruzione non consisterà più solo in torri verticali, ma anche in piste orizzontali e strutture piane.

Attività e sviluppo del pensiero scientifico 30-36 mesi

Attività e sviluppo del pensiero scientifico 30-36 mesi

Lo sviluppo del pensiero scientifico riguarda le “metodologie” che il bambino usa per esplorare e capire il mondo che lo circonda.
Tra 30 e 36 mesi il bambino sviluppa ulteriormente le capacità delle fasi precedenti, e ora è in grado di:

    1. Creare un piano per svolgere compiti semplici o risolvere i problemi

Vediamo ora alcune attività relative al seguente aspetto dello sviluppo del pensiero scientifico per cui il bambino di 30-36 mesi:

1. Crea un piano per svolgere compiti semplici o risolvere i problemi

Tra 30 e 36 mesi, l’educatrice di asilo nido può sfruttare lo sviluppo del bambino per cui egli comincia a verbalizzare il processo che attuerà per svolgere un semplice compito o risolvere un problema. Ad esempio, “Vado a prendere il libretto di..., così posso leggerlo con A.!”

Buona pratica: incentivare le verbalizzazioni dei piani del bambino

L’educatrice può sfruttare a fini educativi tale capacità del bambino, proponendo a ciascun bambino di verbalizzare con parole sue quanto vuole fare in una data situazione. Ad esempio, se il bambino va verso il bagno, l’educatrice può chiedergli “Cosa fai ora?”, e continuare a fare domande in modo che il bambino illustri le varie operazioni che farà: “Ok, ho capito che vai a fare pipì. Ma per fare pipì cosa fai prima?”, “E dopo?”, ecc.

Buona pratica: non interrompere il piano del bambino

L’educatrice dovrebbe operare sul piano come descritto dal bambino, evitando di interrompere la sequenza di azioni già avviata. Ad esempio: il bambino dice “ora metto la bavaglia e poi mi siedo a mangiare”. L’educatrice, dopo che il bambino si sarà messo la bavaglia, non lo manderà a giocare per un po’ perché ci sono problemi in cucina. Piuttosto, quando il bambino esprimerà il piano, proporrà un “problema da risolvere” al bambino, permettendogli di sviluppare una sequenza di azioni diversa (“Senti, ci sono problemi in cucina, ti va se giochiamo ancora un po’ e poi ti metti la bavaglia quando arriva la pappa?”).
Solitamente, a queste proposte di “problema da risolvere”, il bambino di questa età inizia a fare domande (“perché...”) e a parlare con i compagni.


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Per una illustrazione dello sviluppo dei bambini di asilo nido nell’età 30-36 mesi si rimanda a Sviluppo del bambino 30-36 mesi.
Per alcune riflessioni su come ideare e proporre ai bambini di asilo nido le attività in sequenza: Attività in sequenza.
Per un approfondimento e altre idee sulle caratteristiche e sull’uso delle foto digitali per attività sulle emozioni: Emozioni – idee per attività.

Conclusioni - Attività a 30-36 mesi di sviluppo

In questo articolo abbiamo proposto alcuni suggerimenti per attività didattiche e buone pratiche educative, utili alle educatrici di asilo nido per bambini di età compresa tra 30 e 36 mesi, basate sul relativo sviluppo. In particolare ci siamo concentrati sui seguenti aspetti dello sviluppo: 1) Linguaggio, per cui il bambino: Capisce un linguaggio parlato più complesso; Inizia conversazioni e fa richieste; Utilizza frasi compiute di tre o più parole; Manifesta il bisogno di raccontare; 2) Alfabetizzazione, per cui il bambino: Riconosce e ripete le parole; Racconta parti di una storia; Tenta di comunicare con scarabocchi; Comincia a riconoscere le lettere dell'alfabeto che compongono il suo nome; 3) Socio-emotivo, per cui il bambino: Usa parole descrittive per sentimenti e emozioni; Comincia a capire e a comportarsi secondo le aspettative altrui; Comincia a usare la cooperazione in situazioni di gruppo; Comincia a usare termini per i ruoli della famiglia; 4) Motorio, benessere fisico e senso di sicurezza, per cui il bambino: Comincia a capire che stare con un adulto offre sicurezza; Ha sviluppato il controllo sfinterico; Sviluppa il gusto per il cibo nutriente..
Infine, per quanto riguardo lo sviluppo cognitivo a 30-36 mesi, ci siamo concentrati sui seguenti aspetti: 5) Espressività creativa, per cui il bambino: Partecipa alle attività sonoro-musicali; Si mostra soddisfatto quando porta a termine un progetto; 6) Approcci all’apprendimento, per cui il bambino: Partecipa a una varietà di compiti, completa le attività ed esprime curiosità per nuove attività; Si mostra soddisfatto quando porta a termine un progetto; 7) Pensiero matematico, per cui il bambino: Conta meccanicamente ad alta voce; Capisce il concetto di “due”; 8) Pensiero scientifico, per cui il bambino: Crea un proprio piano per svolgere compiti semplici o risolvere i problemi.
Le attività da noi proposte, che una educatrice di asilo nido può facilmente inserire nel proprio progetto educativo, si basano sullo sviluppo delle capacità e delle competenze che il bambino tra 30 e 36 mesi possiede o sta per conseguire (zona prossimale di sviluppo).


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