In Progetto Asilo Nido ora: 29

Benvenute in Progetto Asilo Nido


Il sito delle educatrici per condividere e confrontarsi sull'universo degli asili nido!

Contenuti di Progetto Asilo Nido

Effetti del pianto al Nido sulle educatrici

Effetti del pianto al Nido sulle educatrici 

In questo articolo analizzeremo quali sono gli effetti del pianto dei bambini piccoli sulle educatrici di asilo nido, data la frequenza di tale evento e i particolari effetti che il sentir piangere provoca. Dopo una discussione degli effetti del pianto sui caregiver, educatrici comprese, discuteremo i risultati di una recente ricerca (maggio 2016) che ha evidenziato i processi neurocognitivi alla base di tali effetti.

Pianto al Nido e effetti sulle educatrici

Il pianto di un bambino al Nido è un fenomeno molto frequente, ed è quindi interessante osservare quali siano gli effetti che possono sperimentare le educatrici; inoltre,  è corretto chiedersi come le educatrici rispondano a tale fenomeno, dato che il pianto è una forma di comunicazione biosociale tra il bambino e un adulto – vedi a tal proposito “Pianto dei bambini in asilo nido”.
Molte ricerche scientifiche si sono focalizzate sugli stimoli visivi a cui una educatrice è sottoposta quando in presenza di bambini molto piccoli e sui loro effetti, e solo poche si sono concentrare su cosa accade in presenza di pianti e altri suoni tipici dei bimbi. È tuttavia evidente che la voce di un bambino è un segnale di enorme importanza per la sua sopravvivenza, quindi è logico aspettarsi che sentire un bambino piangere abbia grandi effetti su un caregiver o su un adulto.

Effetti del pianto al nido – cosa dicono le ricerche

Sappiamo da varie ricerche scientifiche che gli stimoli sonori prodotti da un bambino sono in grado sia di modulare l’attenzione (ad esempio: richiamando l’attenzione sul bambino, distogliendola da qualcos’altro, concentrandola sul bimbo, ecc.), sia di modificare le capacità di gestire le informazioni di un adulto (ad esempio: Zeifman, 2001).
In letteratura si evidenzia che alcune specifiche caratteristiche sonore del pianto (in particolare il tono acuto) stimolano uno stato fisiologico di allerta (“arousal automatico”, vedi ad esempio Morsbach et al, 1986; Shang & Thompson, 2011) e creano disagio e stress in chi lo ascolta (vedi ad esempio Zeskind et al, 1992; Zeskind & Lester, 2001; ma questa è comune sensazione nelle educatrici da noi intervistate).
Sempre la qualità del tono sembra essere lo stimolo in base al quale una educatrice di asilo nido percepisce e interpreta il segnale, e di conseguenza calibra le proprie azioni in risposta al pianto.
Le neuroscienze – ad esempio con tecniche di brain imaging - evidenziano in modo puntuale quali siano gli effetti del pianto e di altre vocalizzazioni del bambino nel cervello di un caregiver – educatrice di nido d’infanzia compresa. Come prevedibile dagli effetti appena sopra accennati, sono evidenti attivazioni nelle regioni del cervello deputate al controllo cognitivo e all’attenzione (vedi ad esempio Swain, 2011). Si attivano anche le regioni collegate ai meccanismi di motivazione e ricompensa (vedi ad esempio Swain et al, 2007) e i circuiti neuronali collegati ad affetti e emozioni (ibidem).
Tecniche di analisi delle risposte elettrocorticali evidenziano alcune particolarità nella percezione del pianto e dei suoni provenienti da un bambino rispetto a suoni ambientali. Ad esempio, il pianto attira maggiormente l’attenzione e la focalizza in maniera maggiore di altri suoni (Purhonen et al, 2001).

Questo spostamento del focus dell’attenzione, sicuramente positivo in termini della relazione bambino-adulto, si unisce ad alcuni aspetti interessanti e, per così dire, negativi nell’adulto. Ad esempio, la capacità di concentrazione di una educatrice di asilo nido o di un altro caregiver si riduce, ascoltando un pianto (vedi ad esempio Morsbach et al, 1986; Chang & Thompson, 2011). In particolare, si commettono molti più errori su compiti che prevedono l’uso della memoria di lavoro (Hechler et al, 2015).
Inoltre, come vedremo tra poco, un bambino piccolo che piange non solo focalizza l’attenzione di una educatrice, ma anche influenza negativamente le sue Funzioni Esecutive (Dudek et al, 2016).

Differenze individuali nelle risposte al pianto

Sappiamo anche che il modo in cui una educatrice di asilo nido risponde al pianto di un bambino dipende da vari fattori, tra cui ricordiamo l’esperienza come mamma, l’età in cui si hanno avuto i figli, l’avere più di un figlio, essere depresse, alcuni tratti della personalità stessa dell’educatrice - per una discussione di tutti questi aspetti, rimandiamo all’articolo “Pianto dei bambini in asilo nido”. Vedremo nel prossimo paragrafo una possibile spiegazione di queste differenze individuali nelle risposte al pianto.

Meccanismi neurocognitivi alla base degli effetti del pianto al Nido sulle educatrici

Una recente ricerca (2016) dell’Università di Toronto ha analizzato cosa accade agli adulti, educatrici di Nido d’infanzia comprese, in presenza di determinati suoni dei bambini, evidenziando in particolare gli effetti che il pianto ha sulle funzioni esecutive e gli aspetti neurocognitivi alla base delle diverse reazioni dei caregiver. Secondo Dudek e colleghi, un bambino che piange non solo focalizza l’attenzione di una educatrice, ma anche influenza negativamente le sue Funzioni Esecutive (Dudek et al, 2016). Le funzioni esecutive sono quell’insieme di processi neurocognitivi che un essere umano utilizza per prendere decisioni e agire nelle varie situazioni.
In altre parole, al Nido non si ha solo una risposta “automatica” al pianto del bambino, ma si attivano anche vari circuiti neurali, cognitivi, che possono differire tra una educatrice e un’altra.

Lo studio in sintesi

Lo studio di Dudek e colleghi ha analizzato cosa succede agli adulti impegnati in un compito cognitivamente complesso (in questo caso lo Stroop Test), immediatamente dopo aver ascoltato risate o pianti di un bambino piccolo. È interessante notare che una educatrice al Nido d’infanzia è sempre impegnata in compiti cognitivamente complessi, che necessitano della sua attenzione, spesso su più fronti contemporaneamente, e spesso con possibili soluzioni in contrasto tra loro.


Stroop Test


In questo test, ideato da Stroop nel 1935, si mostra ai partecipanti una successione di parole indicanti il nome di un colore, di colore non sempre coincidente con quanto scritto (esempio: la parola “rosso” può essere scritta in blu). Il test permette di misurare il cosidetto “Effetto Stroop” – anche “effetto Jaensch” - , una misura delle interferenze che informazioni non coerenti hanno sull’attenzione. Nel test originale, si misura la differenza di tempo impiegato nel rispondere a una serie di immagini con nome del colore coerente al colore, e una serie di immagini con nomi indicanti colori diversi da quelli effettivamente mostrati. In ambito neuroscientifico, il test di Stroop è spesso eseguito con un elettroencefalogramma, o altra tecnologia di rilevazione, che misura l’attività elettrica del cervello. Per un’approfondimento su questo test e sull’effetto Stroop, rimandiamo a “Effetto Stroop” su wikipedia (in italiano).

Nella ricerca, i dati dell’attività del cervello dei partecipanti sono stati raccolti tramite encefalogramma. Tali dati hanno evidenziato che ascoltare il pianto di un bambino, pur per un tempo breve (2 secondi), riduce l’attenzione investita nel compito in corso, creando una maggiore risposta (cioé: attivazione) da parte dei circuiti neuronali deputati alla gestione cognitiva dei conflitti (“faccio questo o quello?”) di quanto accada dopo aver ascoltato un bambino ridere.
Questi dati possono avere un significato evolutivo: quando un bambino piange, il cervello dell’adulto:

  1. Presta meno attenzione a ciò che sta già facendo e
  2. Attiva maggiormente la gestione cognitiva dei processi – che controlla a sua volta l’attenzione, per poterla quindi dirigere verso il bambino e il suo problema.

Per inciso, possiamo osservare che questa forma di flessibilità cognitiva è quella che permette ad una educatrice di asilo nido di lavorare con più bambini in compiti anche diversi tra loro, cambiando velocemente “priorità” di attenzione.

L’importanza della ricerca sta in questo aspetto cognitivo della risposta al pianto. Ciò significa che il bambino piangendo:

  1. Non solo attira l’attenzione, per così dire in automatico, ma “attiva” nell’educatrice meccanismi complessi di gestione dei problemi (esempio: comprendere che “tipo” di pianto è, iniziare a ipotizzare le cause scatenanti il pianto, le possibili risoluzioni, come gestirlo mentre gli altri bambini sono lì presenti con lei, ecc.)
  2. Considerando gli eventi di pianto che si susseguono nel tempo, il bambino per così dire “addestra” l’educatrice che lo ascolta a focalizzare l’attenzione su quanto egli sta comunicando – innescando in lei un conflitto cognitivo che migliora l’apprendimento – in maniera che questa risponda sempre meglio al suo pianto. Questo aspetto di “formazione continua nel tempo” è un chiaro esempio di adattamento evolutivo della specie umana.

Importanza di questa ricerca per le educatrici di Nido d’infanzia

Anche se molte ricerche hanno dimostrato gli effetti sugli adulti degli stimoli sonori provenienti dai bambini, e il fatto che ci sia una variabilità individuale di questi effetti, il “come” (cioé: i processi neurocognitivi alla base) le vocalizzazioni e altri suoni catturano l’attenzione, e condizionano il modo le educatrici elaborano le informazioni, era ancora poco evidente. La ricerca di Dudek e colleghi (2016) evidenzia l’impatto del pianto sulle funzioni esecutive, sulla componente cognitiva di tali funzioni, e sul valore adattativo del pianto per l’ottimizzazione della relazione caregiver-bambino. Proprio in tali ultimi due aspetti risiede l’importanza di tale ricerca per le educatrici.
Infatti, dal punto di vista delle educatrici di asilo nido, si può osservare che parte di questo aspetto cognitivo della risposta al pianto del bambino può essere influenzato da vari fattori, tra cui l’esperienza e una formazione specifica. Si può cioé ipotizzare una formazione specifica sulla gestione del pianto in asilo nido.

Effetti del pianto al Nido sulle educatrici - Bibliografia


Bibliografia

  • Chang RS, Thompson NS, 2011. Whines, cries, and motherese: their relative power to distract. Journal of Social, Evolutionary, and Cultural Psychology. 2011; 5(2):10–22.
  • Dudek J, Faress A, Bornstein MH, Haley DW, (2016). Infant Cries Rattle Adult Cognition. PLoS ONE 11(5): e0154283.
  • Hechler C, Beijers R, de Weerth C, 2015. Young adults' reactions to infant crying. Infant behavior & development. 2015; 38:41–8. Epub 2015/01/20.
  • Morsbach G, McCulloch M., & Clark A, 1986. Infant crying as a potential stressor concerning mothers' concentration ability. Psychologia. 1986; 29(1):18–20.
  • Purhonen M, Kilpelainen-Lees R, Paakkonen A, Ypparila H, Lehtonen J, Karhu J, 2001. Effects of maternity on auditory event-related potentials to human sound. Neuroreport. 2001; 12(13):2975–9. Epub 2001/10/06.
  • Swain JE, 2011. The human parental brain: in vivo neuroimaging. Progress in neuro-psychopharmacology & biological psychiatry. 2011; 35(5):1242–54. Epub 2010/11/03
  • Swain JE, Lorberbaum JP, Kose S, Strathearn L, 2007. Brain basis of early parent-infant interactions: psychology, physiology, and in vivo functional neuroimaging studies. Journal of child psychology and psychiatry, and allied disciplines. 2007; 48(3–4):262–87. Epub 2007/03/16
  • Zeifman DM, 2001. An ethological analysis of human infant crying: answering Tinbergen's four questions. Developmental psychobiology. 2001; 39(4):265–85. Epub 2001/12/18.
  • Zeskind PS, & Lester B.M, 2001. Analysis of infant crying. In: Zeskind LTSPS, editor. Biobehavioral assessment of the infant. New York: Guilford Publications Inc; 2001. p. 149–66
  • Zeskind PS, Klein L., & Marshall TR, 1992. Adult’s perceptions of experimental modifications of durations of pauses and expiratory sounds in infant crying. Child Development. 1992; 28(6):193–6

Effetti del pianto al Nido sulle educatrici - Articoli collegati

Per una discussione di come il pianto dei bambini al Nido rappresenti una forma di comunicazione e della sua importanza, oltre che alcuni consigli su come gestire i bambini che piangono, rimandiamo all'articolo “Pianto dei bambini in asilo nido”.

Effetti del pianto al Nido sulle educatrici - Conclusioni

In questo articolo abbiamo presentato gli effetti del pianto di un bambino piccolo sulle educatrici di Nido d’infanzia, evidenziando sia cosa accade a livello di risposta fisiologica, elettrocorticale e di comportamento, sia il perché avvengano tali effetti, tramite le conclusioni di una recente ricerca scientifica che analizza i meccanismi neurocognitivi alla base di ciò che il pianto dei bambini scatena nel cervello dle educatrici di asilo nido d’infanzia, in particolare per quanto riguarda l’impatto sulle funzioni esecutive di queste ultime. Ne abbiamo quindi ricavato alcune indicazioni operative che possono essere utili per una formazione specifica, per una migliore gestione dei casi di pianto, e per il lavoro delle educatrici nel proprio asilo nido.


Progetto Asilo Nido & Social