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Gioco in asilo nido - Definizione

Gioco in asilo nido - Definizione

In questo articolo proporremo alcune riflessioni sulla definizione di gioco per i bambini, dal punto di vista dell’operatività delle educatrici di asilo nido, scaturite da nostre riflessioni e redatte dalla dottoressa Milena De Giorgi. Ci soffermeremo in particolare sulle caratteristiche descrittive del gioco.

Gioco in asilo nido - Definizione operativa

Una definizione operativa di gioco per l'asilo nido è la seguente:


Definizione operativa di gioco in asilo nido:

Il gioco dei bambini è quella cosa che essi fanno quando giocano.

Per quanto apparentemente banale o scherzosa, questa è una definizione rigorosa (di tipo ricorsivo). Inoltre, questa definizione aiuta meglio a comprendere il punto di partenza di una grande quantità di ricerche e studi presenti in letteratura.
Vedremo che questa definizione è gravida di implicazioni operative e risvolti pratici per le educatrici nei propri asili nido.
Nell’articolo che segue, osserveremo anche che l’argomento del gioco dei bambini è molto più complesso di quanto a prima vista educatrici e genitori possano pensare.

Gioco in asilo nido

Nella lingua inglese, di solito si parla di “giocare” come verbo (to play), riferendosi all’attività dei bambini.
Anche in italiano preferiamo dire che i bambini “stanno giocando” o “giocano”.
In pratica, "il gioco è uno “stato dell’essere” che i bambini sperimentano e fanno in modo che si realizzi" (George Scarlett & New, 2007, pag. 626. Trad. It. Aut.).
Negli asili nido è comune esperienza delle educatrici vedere bambini che, mentre stanno giocando, escono ed entrano continuamente nella “scena” del gioco. Questo dimostra che al gioco è associata un’attività metacognitiva, il che complica ulteriormente lo studio di questo comportamento complesso.

Nonostante un gran numero di ricerche su questo argomento, rimane una grande ambiguità circa la natura e il significato del gioco nella vita dei bambini. Dal punto di vista educativo, rimane anche una grande ambiguità su come si possa contribuire alla formazione e allo sviluppo dei bambini tramite il gioco. Una risposta a questa ambiguità è stata quella di sviluppare criteri per determinare ciò che non è giocare.
Vedremo in seguito che, per le educatrici, alcune linee guida ricavabili dalle ricerche possono essere difficili da concretizzare nella realtà operativa degli asili nido, come il requisito che il gioco sia “intrinsecamente motivato” (Smith & Vollstedt, 1985).

Definizioni e caratteristiche descrittive del gioco dei bambini

Rubin, Fein e Vandenberg (1983), propongono una descrizione del gioco dei bambini basata su tre diverse caratteristiche descrittive, potenzialmente utile per l’operato delle educatrici di asilo nido.


1. Gioco come disposizione psicologica

1. Gioco come disposizione psicologica

La definizione del gioco come disposizione psicologica prevede la combinazione di sei componenti diverse:

  1. La motivazione intrinseca
  2. La priorità dei mezzi sul fine
  3. La dominanza dell'individuo rispetto alla realtà esterna
  4. La non letteralità
  5. La libertà dai vincoli
  6. Il coinvolgimento attivo

Vedendo in dettaglio le varie caratteristiche, si osserverà che spesso tali disposizioni psicologiche sono difficilmente traducibili in norme o categorie comportamentali osservabili. Inoltre esse possono essere di difficile applicazione da parte delle educatrici nei propri asili nido.

L’utilità per le educatrici di queste sei caratteristiche psicologiche, considerate come un insieme, risiede nel fatto che possono essere utilizzate per definire e distinguere il gioco da altre attività dei bambini negli asili nido.

        1. a. Motivazione intrinseca

Gioco come disposizione psicologica: motivazione intrinseca

La prima caratteristica psicologica del gioco riguarda la motivazione intrinseca del gioco stesso.
Si gioca per il puro piacere di farlo, senza la presenza di altre ragioni al di fuori di questa. Non vi sono pressioni esterne o attese sociali che inducono il gioco. Anche se altre attività possono essere altrettanto piacevoli (ad esempio l’espressione artistica), nel gioco non vi è altra giustificazione che il gioco stesso.

       1. b. Priorità dei mezzi sul fine

Gioco come disposizione psicologica: priorità dei mezzi sul fine

La seconda caratteristica psicologica del gioco riguarda la priorità dei mezzi sul fine. In sintesi, nel gioco dei bambini il processo è più importante del risultato.
Negli asili nido si nota spesso che il piacere di giocare, da soli o con altri, consiste più nella fase preparatoria che nel momento di gioco “previsto” o programmato dalle educatrici. Inoltre, il gioco non si conclude alla realizzazione del “prodotto”.

Si può applicare facilmente questa componente del gioco nel contesto operativo degli asili nido.
Ad esempio, le educatrici possono coinvolgere i bambini nelle fasi preparatorie di attività, laboratori, centri di interesse, ecc, oltre che in quella conclusiva (riordino).
Si dovrà porre particolare attenzione alla sicurezza. Ad esempio, scatoloni e contenitori posti in alto dovranno essere posizionati e aperti sul pavimento prima dell’arrivo dei bambini nello spazio previsto.

Una considerazione educativa a nostro avviso importante risiede nel fatto che, mentre i bambini giocano, il gioco stesso li mette al riparo dalla frustrazione. Infatti il gioco non si basa sul conseguimento di un risultato. I problemi e i conflitti che eventualmente si verificano durante il gioco non creano difficoltà, ma possono diventare ulteriori occasioni ludiche.
In questo senso, il ruolo delle educatrici si esprime al meglio nell’evitare le finalizzazioni e permettere ai bambini di sperimentare liberamente le differenze e le difficoltà in maniera non pre-ordinata. Gran parte della soddisfazione dei bambini risiederà proprio nell’autonomia di vivere questi momenti non previsti.

       1. c. Dominanza dell'individuo rispetto alla realtà esterna

Gioco come disposizione psicologica: dominanza dell'individuo rispetto alla realtà esterna

La terza caratteristica psicologica del gioco riguarda la dominanza dell'individuo rispetto alla realtà esterna.
Il gioco produce eccitazione e stimola la fantasia, non essendo vincolato dalla realtà. Il gioco succede all'esplorazione, che serve invece ad ottenere informazioni e a ridurre il grado di incertezza (la realtà esterna domina l’individuo). Se questa realtà non provoca nei bambini insicurezza o ansia, allora essi possono cominciare il gioco.
È esperienza comune delle educatrici che i bambini negli asili nido inizino le sessioni di gioco quando l’ambiente è tranquillo e tale da farli sentire a loro agio.

       1. d. Non letteralità

Gioco come disposizione psicologica: non letteralità

La quarta caratteristica psicologica del gioco riguarda la non letteralità del gioco stesso.
Nel gioco il bambino può esplorare nuovi possibili significati trattando gli oggetti o la situazione come se fossero qualcosa d'altro. Ad esempio, uno scatolone diventa una casetta od una barca.
Sono esperienza comune delle educatrici le continue ripetizioni verbali e motorie che fanno i bambini negli asili nido, sia soli sia in gruppo. Tali ripetizioni servono anche a confermare e a mantenere la situazione di gioco “viva”. Questo indica che la non letteralità dell’azione è oggetto di continue verifiche e negoziazioni.

       1. e. Libertà dai vincoli

Gioco come disposizione psicologica: libertà dai vincoli

La quinta caratteristica psicologica del gioco riguarda la libertà dai vincoli. In asilo nido non si deve quindi proporre ai bambini un vincolo d’uso nei loro giochi e usi di oggetti in forma ludica (ad esempio: questo si usa così, questo si mette lì).
Le regole, quando vi sono, non sono già date ma sono “negoziate” dai giocatori stessi che si accordano sul come giocare insieme (Baumgartner 2002, pag. 10).

       1. f. Coinvolgimento attivo

Gioco come disposizione psicologica: coinvolgimento attivo

La sesta caratteristica psicologica del gioco riguarda il coinvolgimento attivo dei bambini.
Con questa caratteristica s’intende essenzialmente differenziare il gioco da altri comportamenti passivi (ad esempio l'ozio o il fantasticare).

2. Gioco come insieme di comportamenti osservabili

2. Gioco come insieme di comportamenti osservabili

La definizione del gioco come insieme di comportamenti osservabili è operativamente utile per le educatrici di asili nido. Infatti, i sistemi di classificazione basati sull'identificazione di specifici comportamenti, assunti come indicatori di sottostanti processi cognitivi o sociali o di sequenze evolutive, forniscono una base descrittiva più attendibile e più veritiera di quanto permesso dalla su descritta disposizione psicologica.
Inoltre, il gioco come insieme di comportamenti osservabili permette di applicare lo strumento dell’osservazione al contesto degli asili nido (vedi Osservazione al Nido - Definizione e tipologie e articoli collegati).
Non ultimo, tale definizione di gioco permette alle educatrici di operare a livello di progetto educativo e di programma didattico in maniera più semplice e più facile rispetto a quanto permesso dalla su descritta disposizione psicologica.
In pratica, questa definizione è più descrittiva e meno fondata su interpretazioni e si basa sull’intendere il gioco come una serie di comportamenti osservabili, solitamente organizzati secondo una sequenza di sviluppo.

Il primo esempio di questa strategia di definizione del gioco basata su un insieme di comportamenti osservabili è quello di Jean Piaget (1945) che ha classificato i giochi secondo uno schema evolutivo basato sullo sviluppo dei bambini, suddiviso per età.
Piaget individua tre forme di gioco, accomunate da un sottostante processo di assimilazione:

  • Gioco di esercizio: i bambini variano e complicano deliberatamente gli schemi sensomotori acquisiti
  • Gioco simbolico: i bambini testano la propria capacità di manipolare i simboli
  • Gioco con regole: i bambini si misurano con i processi di natura sociale

Il gioco con regole si colloca nella scuola dell’infanzia e non negli asili nido.

Un'altra classificazione comportamentale molto nota è stata messa a punto da Catherine Garvey (1979), che fa riferimento agli “oggetti" (in senso ampio) del gioco. Garvey distingue i giochi con oggetti, i giochi con le parole ed i giochi con materiali sociali, cioè con ruoli e identità culturalmente e socialmente connotati. Per un approfondimento di questa classificazione (a nostro avviso più utile alla scuola dell’infanzia che all’asilo nido) si rimanda a Baumgartner (2002).

3. Gioco come contesto (in cui si può osservare il verificarsi di particolari fenomeni)

3. Gioco come contesto (in cui si può osservare il verificarsi di particolari fenomeni)

La definizione del gioco come contesto fa riferimento a due concetti diversi di contesto.

  1. Il primo concetto di contesto riguarda una situazione all'interno della quale leggere specifici fenomeni (ad esempio, particolari processi cognitivi o competenze sociali).
  2. Il secondo concetto di contesto riguarda le circostanze in cui ha luogo il gioco. In questo caso, l'attenzione si concentra sulle condizioni in cui il gioco si verifica, assumendo che tali condizioni esercitano degli effetti sui comportamenti di gioco (effetti di cui l’educatrice deve tenere conto).

Questa definizione assume particolare rilievo nel caso delle ricerche sullo sviluppo infantile. Tali ricerche sono spesso eseguite in ambienti preparati in modo da favorire il gioco dei bambini o all'interno dei contesti di vita quotidiana dei bambini stessi. Le scelte procedurali, a livello di contesto, determineranno in larga parte il tipo e la frequenza dei comportamenti di gioco dei bambini.

Da questa definizione del gioco come contesto emerge un’indicazione utile alle educatrici di asili nido.
Il contesto non è un fattore esterno al gioco, ma ne costituisce una componente intrinseca, alla quale è necessario prestare attenzione.
Ad esempio, per preparare una sessione di gioco specifica per la fase di gioco euristico dei bambini, si deve delimitare uno spazio e togliere tutti i giocattoli che possono distrarre i bambini, eventualmente usare un tappeto per ridurre i rumori; il tutto in modo da permettere ai bambini di muoversi da un sacco all’altro in un clima di serenità e tranquillità (Goldschmied & Jackson 1996).

Bibliografia - Gioco in asilo nido - Definizione

Garvey C. (1979), “Il gioco”. Armando ed., Roma
George Scarlett W. & New R; . S., (2007) “Play”, in  New R. S., Cochran M. (eds), Early Childhood Education: An International Encyclopedia. Praeger, London, pag 626
Goldschmied E. & Jackson S. (1996), “Persone da zero a tre anni”. Edizioni Junior, pag. 150
Smith, P., & Vollstedt, R. (1985). “On defining play: An empirical study of the relationship between play and various play criteria”. Child Development 56, 1042–1050
Rubin k. H, Fein G. G, Vandenberg B. (1983), “Play”, in P. H. Mussen (ed.), Handbook of child psychology, voI. 4: Socialization, personality, social development, edited by E. M. Hetherington. Wiley, New York.
Piaget J. (1945). “La formation du symbole chez l'enfant”, Delachaux et Niestlé, Neuchâtel (trad. it., La formazione del simbolo nel bambino, La Nuova Italia, Firenze 1971)

Per approfondire

Baumgartner E. (2002) “Il gioco dei bambini”, Carocci ed.

Articoli collegati - Gioco in asilo nido - Definizione

Per un'analisi dei vari tipi di osservazione, vedi Osservazione al Nido – Metodi e strumenti.

Conclusione - Gioco in asilo nido - Definizione

In questo articolo abbiamo proposto alcune riflessioni sulla definizione di gioco per i bambini, dal punto di vista dell’operatività delle educatrici di asilo nido. Dopo una prima definizione operativa, abbiamo visto le caratteristiche descrittive del gioco come: 1) disposizione psicologica; 2) insieme di comportamenti osservabili (interessante per l'applicazione delle osservazioni al nido); 3) contesto (utile per sviluppare la valenza educativa degli spazi, ambienti e arredi). Abbiamo inoltre visto alcune possibili implicazioni per l'educatrice di asilo nido.


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