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Stress nei bambini al Nido - Come variano stress e gestione dello stress tra 3-36 mesi

Stress nei bambini al Nido - Come variano stress e gestione dello stress tra 3-36 mesi

In questo articolo vedremo come, per i bambini di asilo nido, lo stress e la gestione dello stress variano nel tempo tra 3-36 mesi. In particolare vedremo due fasce d’età: prima tra i 3 e 12 mesi, poi tra i 12 e 36 mesi. Vedremo poi alcune implicazioni per le educatrici di asilo nido. L'articolo è stato curato dalla psicologa Milena De Giorgi, partendo da una serie di riflessioni nate all'interno del gruppo di lavoro di Progetto Asilo Nido.

Importanza per le educatrici di variazioni dello stress e della gestione dello stress tra 3-36 mesi

Notevole è l’importanza per le educatrici di conoscere le variazioni tra 3-36 mesi sia dello stress dei bambini, sia della loro gestione dello stress. Tali conoscenze sono, infatti, fondamentali per l’operatività quotidiana degli asili nido. Infatti, per i bambini negli asili nido, lo stress è inevitabile e quotidiano, quindi è importante per le educatrici conoscere le variazioni dello stress e della gestione dello stress tra i 3-36 mesi, al fine di intervenire sul primo e facilitare la seconda.
Per una definizione di stress e gestione dello stress (“coping”), vedi Stress nei bambini al Nido - Definizione di stress e gestione dello stress.

Stress e Gestione dello stress in bambini di asilo nido

Alla pari di altre capacità e abilità che iniziano e si sviluppano nei primi tre anni di vita dei bambini, elaborare strategie di gestione dello stress è un altro compito importante che i bambini affrontano nel periodo dell’asilo nido.
Nei neonati, le strategie di gestione dello stress sono limitate a richiamare, far stazionare e far intervenire i caregiver, solitamente la mamma (ad esempio: pianto).
Crescendo i bambini, le strategie diventano più complesse, anche se con grandi differenze individuali. I bambini diventano sempre più indipendenti dai caregiver nella gestione dello stress.
Nota. Abbiamo proposto alcuni agenti di stress (“stressor”), divisi per fasce d’età (sotto e sopra i 12 mesi), in Stress nei bambini al Nido - Cause.

Vediamo ora in dettaglio la gestione dello stress nel periodo:


3-12 mesi

Gestione dello stress nel periodo 3-12 mesi

Dai 3 mesi in poi, le strategie di gestione dello stress dei bambini aumentano e diventano sempre più psicologiche e complesse, dirette principalmente a gestire le emozioni coinvolte (anche se naturalmente sono limitate dalle capacità motorie).
Oltre al pianto e ai movimenti d’evitamento (ad esempio: girare la testa), i bambini iniziano ad utilizzare il canale non verbale della comunicazione attraverso l’uso delle mani e degli oggetti per la gestione dello stress (ad esempio: ciuccio, si accarezzano).
Già in questa fase si notano inoltre che tali strategie sono condizionate dal temperamento dei bambini (vedi anche Temperamento al Nido), oltre che dal grado di disagio e dai segnali che possono arrivare dai caregiver (ad esempio, è possibile “distrarre” con la voce un bambino che inizia a piangere per fame, posticipando per alcuni minuti la pappa, vedi Pianto dei bambini in asilo nido).

Con il progressivo sviluppo neuromotorio, i bambini possono cercare attivamente la vicinanza delle educatrici, cercare ed usare un giocattolo preferito, distrarsi nella manipolazione ed osservazione di un oggetto proposto.

12-36 mesi

Gestione dello stress nel periodo 12-36 mesi

Con il progressivo sviluppo motorio, linguistico e cognitivo, i bambini iniziano a sviluppare strategie differenziate e complesse, centrate sempre più sugli agenti di stress (ad esempio, rimuovono gli ostacoli). La frequenza degli episodi di pianto diminuisce, e solitamente si verificano in situazioni particolarmente difficili o complicate per i bambini.
Questo non significa che i bambini non abbiano più bisogno della vicinanza con le educatrici. Spesso infatti le cercano per ottenere un supporto “attivo” (ad esempio: una situazione che non riescono più a gestire). I bambini ora cercano le educatrici in maniera più interattiva, non soltanto con l’uso del linguaggio verbale ma anche con quello non verbale (ad esempio, indicando e facendo gesti). Inoltre è importante notare che spesso i bambini ricercano il contatto oculare con le educatrici prima di affrontare una particolare situazione (vedi anche il concetto di “base sicura”: Educatrice come Base Sicura).

È importante che le educatrici siano attive nell’osservazione di tali comportamenti e rispondano prontamente con sorrisi, contatto oculare e verbalizzazioni mirate (cioè precise e rivolte al singolo bambino, usando il suo nome). Inoltre, nel caso in cui i bambini ricerchino un contatto fisico, le educatrici di asilo nido dovrebbero fornirlo in maniera non frettolosa e con verbalizzazioni mirate e calme, con toni di voce caldi. Solitamente il distacco ed il ritorno alla situazione precedente è deciso autonomamente dal bambino.

Nota. Con i bambini più grandi, è possibile che un contatto iniziato da un bambino si trasformi in una sorta di “assalto all’educatrice” da parte dell’intero gruppo presente. In questo caso solitamente gli altri bambini si possono “accontentare” di un contatto più veloce e di una verbalizzazione mirata (per questi è un gioco, non una strategia di gestione dello stress).

Implicazioni per le educatrici

Le educatrici dovrebbero essere consapevoli di come i bambini a loro affidati possono reagire in condizioni di stress, in modo da attivarsi correttamente per aiutarli se loro ne fanno richiesta.
Questo perché gli stress fanno parte della vita di ogni essere umano di qualsiasi età. I bambini degli asili nido iniziano a sviluppare le proprie strategie efficaci di gestione dello stress anche per il futuro, se supportati in maniera corretta in quelle situazioni che essi possono e devono affrontare (Cummings, Greene e Karraker 1991; Compas et al. 2001). In questo supporto risiede una delle funzioni educative delle educatrici.
I comportamenti delle educatrici in questi casi possono essere sia “di vicinanza” con i bambini, sia “a distanza”, basati sul linguaggio, la voce ed il contatto oculare.
Vedremo più in dettaglio come le educatrici possono aiutare i bambini a sviluppare le proprie strategie di gestione dello stress in Stress nei bambini al Nido – Risposte e Strategie di Gestione.

Bibliografia - Stress nei bambini al Nido - Come variano stress e gestione dello stress tra 3-36 mesi

Compas BE, Connor-Smith JK, Saltzman H, Thomsen AH, and Wadsworth ME (2001). Coping with stress during childhood and adolescence: Problems, progress, and potential in theory and research. Psychological Bulletin 127(1): 87–127.
Cummings EM, Greene AL, & Karraker KH (eds.) (1991). Life-Span Developmental Psychology: Perspectives on Stress and Coping. Hillsdale, NJ: Lawrence Erlbaum Associates.

Articoli collegati - Stress nei bambini al Nido - Come variano stress e gestione dello stress tra 3-36 mesi

Per una analisi dell'importanza del temperamento dei bambini negli asili nido, vedi  Temperamento al Nido.
Per un esempio dell'importanza degli stimoli sociali per la gestione dello stress, vedi anche Pianto dei bambini in asilo nido e Educatrice come Base Sicura.

Gli altri articoli sullo stress collegati a questo sono:

Conclusione – Variazione dello stress e della gestione dello stress tra i 3-36 mesi

In questo articolo abbiamo visto come lo stress e la gestione dello stress variano nei bambini di asilo nido, in particolare dividendo la fascia 3-36 in due ed esaminando prima il periodo 3-12 mesi, poi quello 12-36 mesi. Nel periodo 3-12, i bambini iniziano ad utilizzare il canale non verbale (uso delle mani e degli oggetti) per la gestione dello stress, oltre al pianto; già ben visibile è che tali strategie sono condizionate dal temperamento dei bambini. Nel periodo 12 - 36 mesi, grazie alla raggiunta mobilità, il bambino può ricercare attivamente l’educatrice o allontanarsi dallo stressor, usando sempre meno il pianto; crescendo il bambino, la ricerca dell’educatrice diventa sempre più basata sulla comunicazione, non soltanto con l’uso del linguaggio verbale ma anche con quello non verbale.  Abbiamo visto infine alcune implicazioni per le educatrici di asilo nido.


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